Dal 17 al 19 aprile ritorna nella villa comunale di Salerno la "Mostra della Minerva: piante rare e quanto fa giardino".




La 15esima edizione della “Mostra della Minerva” è organizzata dal comune di Salerno e dall’Associazione Hortus Magnus con il patrocinio della Regione Campania, della Provincia e dell’E.P.T. di Salerno.  
La manifestazione, particolarmente attesa dagli appassionati e da quanti “operano con il verde” si svolgerà, dal 16 al 19 aprile 2015, nella splendida cornice della Villa comunale di Salerno.  Parteciperanno come espositori prevalentemente produttori di piante rare e da collezione. Non solo esposizione di piante, ma i tre giorni dell’evento saranno arricchiti anche da varie ed interessanti attività collaterali, come mostra ceramiche, terrecotte, mobili da giardino, prodotti alimentari naturali, editoria specializzata.

  



A Giffoni Valle Piana nuovi corsi di formazione per la sicurezza alimentare.

Sono iniziati ieri 14 aprile presso la Sala “Vincenzo Grieco”, del Convento San Francesco, i corsi per la sicurezza alimentare. Cento ore di formazione che si concluderanno con gli esami finali il 27 maggio e suddivisi in sette moduli, tra le linee di indirizzo; PRS 2014-2020; riforma PAC e sviluppo rurale 2014-2020; strategia regionale per l’Agro –Alimentazione e le Aree Rurali e visite guidate.

I corsi sono stati attivati a seguito della deliberazione della Giunta Comunale presieduta dal Sindaco Paolo Russomando, su proposta della Consigliera delegata Maria Volpe, “Formazione Professionale - PSR 2007/2013 - Misura 111", azioni volte ad accrescere la competenza sulla gestione delle attività in materia di sicurezza alimentare del settore della frutta in guscio", proposto in collaborazione dall'Ente di Formazione UETP.

Vista la positiva esperienza dell'anno scorso del Corso di Formazione "Innovazione tecnica e tecnologica del settore castanicolo", che ha fornito elementi innovativi per la produzione agli imprenditori agricoli, quest'anno è stato progettato un percorso formativo più ampio che vedrà lo studio della frutta in guscio con particolare attenzione per la nocciola. Scopo del corso sarà infatti, la conoscenza dei prodotti agricoli e delle aziende agricole nell’ambito della sicurezza alimentare.


Alle ore 17 di sabato 11 aprile 2015 la Pro Loco di Ortodonico inaugura il laboratorio di liuteria.

Nasce ad Ortodonico, su iniziativa della Proloco e sotto il patrocinio del Ministero delle Politiche Sociali, un Laboratorio intitolato ai fratelli De Luccia che, nel secolo scorso, da modesti artigiani dal Monte Stella solcarono l’oceano portando il loro talento, la loro perizia ed operosità in America, dove ancora oggi i loro strumenti musicali sono considerati oggetti di pregio. L’inaugurazione avrà luogo sabato 11 Aprile 2015 alle ore 17.
Il “Laboratorio di Liuteria, Restauro e Tradizione - F.lli De Luccia” nasce come un veicolo che, viaggiando nel tempo e nello spazio, offre ai giovani viaggiatori che vi salgono, attraverso un programma incentrato sul metodo della trasmissione orale, la possibilità di poter osservare e ricevere stimoli che altrimenti non arriverebbero ai loro sensi. I viaggiatori che decidono di salire su questo veicolo avranno così la possibilità di accumulare nel tempo un bagaglio di informazioni ed esperienze fra le quali poi potranno identificare, scegliere e approfondire quelle che ognuno di essi ritiene abbiano colpito e stimolato i propri interessi. Nel programma didattico sono previsti seminari, stage, lezioni pratiche, visite didattiche, incontri, che compatibilmente con le risorse disponibili esploreranno tutti gli ambiti delle culture tradizionali.
Questa Proloco, consapevole della necessità di fornire alla iniziativa un punto di riferimento in grado di coordinare e indirizzare la struttura, ha ritenuto di individuare in Alfonso Toscano, fra le risorse umane disponibili, la figura che per trascorsi e competenze potesse assumersi il compito di indicare la direzione più opportuna da intraprendere in questa avventura, che parte con le nostre migliori intenzioni ed auspici.


Le Strade della mozzarella 2015, tornano a Paestum dopo le tappe di Parigi, Ginevra e Londra.


Dal 13 al 14 aprile 2015, l’antica città di Paestum ospiterà una selezione del meglio della ristorazione italiana ed europea. Trentadue grandi chef si alterneranno nelle sale e nei giardini dell’elegante Savoy Beach Hotel: al centro della scena la mozzarella di bufala campana Dop, che il Consorzio di Tutela intende così promuovere con l’ottava edizione di “Le Strade della Mozzarella”.
Sarà “un viaggio essenziale” il tema del congresso di cucina d’autore dedicato alla Mozzarella di Bufala Campana DOP ed ai grandi prodotti italiani. Attenzione che si andrà a concentrare sulla digeribilità, la salute, la concentrazione dei sapori, la valorizzazione delle materie prime ed i pensieri moderni. Trentadue interventi congressuali per altrettanti prestigiosi chef interverranno con una loro lezione, moderati da importanti firme della critica gastronomica internazionale.
Le relazioni degli chef possono essere seguite tutte in maniera gratuita previa richiesta di accredito attraverso il sito internet dell’evento.
Tra gli eventi di enogastronomia più attesi e seguiti dell’anno, Le Strade della Mozzarella si conferma un appuntamento di confronto e dialogo sull’alta cucina che interpreta ed indaga le frontiere di uno dei formaggi più amati al mondo.
Un grande focus dedicato al distretto gastronomico più conosciuto al mondo che vedrà tra i protagonisti anche la pasta di Gragnano, la pizza napoletana, i grandi pomodori campani, tutto un mondo gastronomico che ruoterà attorno alla Mozzarella DOP.

La Mozzarella di Bufala Campana Dop è uno dei prodotti d’eccellenza della gastronomia italiana, il più importante marchio a Denominazione di Origine Protetta (Dop) del centro-sud Italia.
Conosciuta ed esportata in tutto il mondo, le maggiori richieste per la sua commercializzazione provengono da Francia, Germania, Stati Uniti, Gran Bretagna, Svizzera e Giappone.
Data la sua importanza come prodotto tipico, la Mozzarella di Bufala Campana ha regole di produzione che obbediscono a un severo disciplinare messo a punto dal Consorzio di Tutela, costituito nel 1981, unico organismo riconosciuto dal Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali per la tutela, vigilanza, valorizzazione e promozione della DOP Mozzarella di Bufala Campana.
Per tale motivo il prodotto è soggetto a moltissimi controlli, dall’allevamento della bufala fino alla vendita al consumatore. Infatti, solo i caseifici che superano l’impegnativo iter di certificazione possono ottenere il marchio della DOP.
Successivamente tali aziende vengono monitorate costantemente attraverso specifiche analisi per garantire il rispetto del disciplinare e gli alti standard qualitativi del prodotto messo in commercio.
La mozzarella di Bufala è da sempre stato un prodotto del centro e del sud Italia. Più precisamente, la zona di produzione si estende dal Lazio meridionale alla parte settentrionale della Campania, e in alcune zone della Puglia e del Molise: Il 58% viene prodotto tra le province di Caserta e Napoli, il 34% a Salerno, il 7% nel basso Lazio e l’1% tra Foggia e Venafro (in provincia d’Isernia).
Il termine mozzarella origina dal verbo “mozzare” che consiste nel taglio manuale della pasta filata operato con indice e pollice.
I primi documenti storici sul termine mozzarella risalgono al XII secolo e testimoniano come i monaci del monastero di San Lorenzo in Capua, erano soliti offrire, un formaggio denominato mozza o provatura (quando affumicato), accompagnato da un pezzo di pane, ai pellegrini.
Già nel XII secolo, era consolidata e apprezzata la presenza delle bufale nelle pianure costiere della piana del Volturno e del Sele.
Nel XIV secolo esistono diverse testimonianze che provano la commercializzazione di derivati del latte di bufala destinati al ricco mercato napoletano e salernitano.
Solo nel 1570 tuttavia appare per la prima volta il termine “mozzarella” in un testo famoso di Bartolomeo Scappi, cuoco della corte papale.
Verso la fine del XVIII secolo le mozzarelle diventano un prodotto di largo consumo, anche grazie alla realizzazione, da parte dei Borboni, di un grosso allevamento di bufale con annesso un caseificio sperimentale per la trasformazione dello stesso latte, nel sito della Reggia di Carditello, la tenuta reale della dinastia spagnola in provincia di Caserta.
Con l’unificazione dell’Italia venne creata ad Aversa, la “Taverna”: un vero e proprio mercato all’ingrosso delle mozzarelle e dei derivati caseari.
La mozzarella veniva ritirata nei luoghi di produzione, già pesata e avvolta in foglie di giunco o di mirto e trasportata fino all’ubicazione del negoziante.
La storia della mozzarella di bufala racconta come soprattutto la Campania sia sempre stata il fulcro della produzione di questo importantissimo prodotto Dop.
Ancora oggi in molti paesi della Campania, ma anche del Lazio (bassa Ciociaria soprattutto) e della Puglia esistono zone di produzione con caseifici aperti al pubblico. Oltre che a poter acquistare le mozzarelle di bufala, in questi luoghi si può sovente assistere all’interessante processo produttivo che porta alla creazione di questo eccellente prodotto.

Salerno, città del benessere dal 10 al 12 aprile.




Terza edizione dell’EXPO EVENT che nelle precedenti manifestazioni ha riscosso uno straordinario successo di partecipanti e visitatori. L’evento organizzato dalla THEMA NETWORK è dedicato a tutti i settori e comparti merceologici, attività, tecniche e discipline che contribuiscono al raggiungimento ed al mantenimento dello stato di benessere della persona. Si terrà da venerdì 10 a domenica 12 aprile 2015, dalle ore 10,00 alle 21,30, nel centro storico di Salerno, tra il complesso di Santa Sofia, Palazzo Fruscione ed il tempio di Pomonia. L’Expo fonda i suoi stimoli culturali nelle testimonianze della millenaria storia della città di Salerno incentrata sulla rinomata Scuola Medica Salernitana ben distintasi nella trattazione dei temi legati al benessere, salute e cura del corpo.
Esperti ed operatori appartenenti al settore del benessere, alimentazione, discipline olistiche, naturopatia, ecologia ed ambiente, riciclo creativo contribuiranno ad allestire un programma unico, ricco e variegato sui principali temi della città del benessere: salute e cura del corpo, cura dell’ambiente, benessere di origine naturale, sana e corretta alimentazione. Le tante iniziative ed attività in cui è articolato l’evento si snodano lungo tutto il centro storico cittadino, in particolare nel suggestivo complesso monumentale di Santa Sofia.
Il tutto affiancato da degustazioni, happy hour, dimostrazioni e spettacoli. Alcuni spazi delle strutture ospiteranno vere e proprie oasi del benessere, ove i partecipanti potranno ricevere trattamenti da parte di operatori specializzati, godendo un clima di accoglienza ed assoluto relax.


nicolavitolo

ARCIDIOCESI DI SALERNO-CAMPAGNA-ACERNO LETTERA DELL'ARCIVESCOVO AI SACERDOTI IN OCCASIONE DEL GIOVEDÌ SANTO 2015



Carissimi amici,            
com’è tradizione, in questo giorno santissimo in cui ricordiamo l’istituzione dell’Eucaristia e la nascita del nostro Sacerdozio ministeriale, desidero rivolgervi un pensiero con animo grato. La gratitudine nasce dalla grazia ricevuta col Sacramento dell’Ordine, dono del Signore totalmente immeritato. A ciascuno di voi esprimo poi il mio sentito grazie per la carità pastorale che dedicate quotidianamente al popolo di Dio affidato alle vostre cure. Il lavoro tenace e senza risparmio che svolgete, nonostante una cultura diffusamente secolarizzata, concorre non poco a far penetrare le istanze del Vangelo nelle coscienze degli uomini.
 Mi commuovono le meraviglie che il Signore continua ad operare instancabilmente nella nostra vita, nonostante la nostra indegnità. Questo sentimento è dettato dal fatto che oggi percepisco in modo specialissimo la vicinanza di questo Presbiterio, la vostra amicizia: tutti voi siete fraternamente associati a me nel rinnovare con gioia e senso di responsabilità le promesse solennemente pronunciate nel giorno della Consacrazione sacerdotale.
 In questa particolare circostanza condivido con voi alcuni pensieri. Oggi tutti noi sediamo idealmente a quella mensa nel Cenacolo, attorno a Gesù, per accogliere l’Amore eucaristico che si dona a ciascuno di noi «sino alla fine» (Gv 13,1), un Amore sconfinato e incondizionato, che raggiunge il nostro cuore per avvolgerlo, riscaldarlo, elevarlo, consacrarlo. Proprio quell’Amore ci ha spinto a destinare la vita al servizio di Cristo e della Sua Chiesa e, attraverso la comunità ecclesiale, al servizio di ogni uomo. A quella tavola il Signore ci sussurra ancora una volta «Fate questo in memoria di me», ci affida nuovamente «con affetto e predilezione» (cfr. Prefazio della Messa Crismale) una missione tanto delicata quanto esigente: partecipare al suo sacerdozio, dispensare i doni di grazia che da Lui promanano. È davvero stupenda questa vocazione che ci rende ministri e testimoni di un mistero così grande! 
 Desidero qui soffermarmi su un aspetto importante della nostra vocazione: il nostro ‘essere’ sacerdotale. Come ho già scritto nella lettera di presentazione degli Orientamenti Pastorali di quest'anno, il sacerdozio ricevuto si fonda su un’umanità che attinge direttamente dal cuore di Cristo i propri sentimenti. Ciascuno di noi, scelto fra gli uomini e per essi costituito (cfr. Eb 5,1), è consapevole di esser chiamato a credere profondamente e a professare coraggiosamente la fede, a pregare con fervore e a insegnare con convinzione, a servire con abnegazione e attuare nella propria vita lo spirito delle Beatitudini, ad amare in modo disinteressato e accompagnare spiritualmente ciascuno con prossimità, semplicità e capacità di dialogo. A imitazione di Gesù, il nostro sacerdozio richiede allora di far nostre queste qualità.
È molto suggestiva l’immagine che papa Francesco spesso offre della Chiesa come ospedale da campo. Mi sorge spontanea una domanda: dove sono i preti in questo scenario? Sono lì, nelle trincee della vita, di ogni vita, pronti a farsi carico di un’umanità sofferente, a soccorrere le ferite aperte di quanti sono caduti nelle illusioni del mondo o sono inciampati nelle disgrazie materiali. Sì, noi preti siamo lì, accanto a coloro che sono vessati dalla disparità sociale, dall’ingiustizia e dall’emarginazione. Noi siamo al fianco di coloro che piangono per asciugarne le lacrime, siamo vicini agli umiliati e ai calpestati per ascoltarne il grido rimasto silente! Noi siamo lì pronti a medicare anche le ferite nascoste, quelle interiori – come la vergogna, la solitudine, il disprezzo – che  forse lacerano il cuore umano più di quanto non facciano quelle esteriori.
Credo proprio che la fisionomia spirituale del prete debba essere connotata da questa evangelica compassione. Mi tornano alla mente le parole del nostro Patrono Matteo, quando scrive che Gesù «vedendo le folle, ne sentì compassione perché erano stanche e sfinite come pecore che non hanno pastore» (9,36). Oggi sono tante le persone che, stanche e sfinite, aspettano nel bisogno di essere raggiunte da noi, dallo sguardo misericordioso di Cristo che rendiamo presente nel nostro ministero. Esse, respinte e schiacciate da quella che papa Francesco chiama cultura dello scarto, attendono qualcuno disposto ad abbracciare la loro esistenza, a raccoglierne gli affanni, ad ascoltare i drammi che attanagliano la loro vita e soffocano progressivamente la loro speranza. Queste persone hanno fame e sete di sperimentare e di toccare l’Amore di Dio. E noi non possiamo rimanere indifferenti!
We care, avrebbe detto don Milani. A noi interessa la vita dei fedeli, ciascuno di essi ci sta a cuore! Il Santo Padre sogna «ministri capaci di riscaldare il cuore alla gente, di camminare nella notte con loro, di dialogare con le loro illusioni e delusioni, di ricomporre le loro disintegrazioni». Anche io chiedo a ciascuno di voi di accostarsi con rispetto e di riconoscere onestamente le ferite che sono presenti nei cuori di quanti vi circondano, delle famiglie, dei confratelli, dei parrocchiani. So quanto sia faticoso riconoscerle e, ancor più, provare a curarle con delicata tenerezza. Ogni autogiustificazione che ci fa sentire esenti dal dovere di intervenire, oltre ad essere un’omissione d’amore nei confronti di un bisognoso, è in realtà epifania di un cuore indurito e chiuso. Vi esorto dunque, cari amici, a riscoprire con gioia e fiducia la virtù della prossimità. Viviamola innanzitutto tra noi preti, come un'esigenza profonda e una grazia sempre nuovamente da chiedere al Signore, per ridare vigore e slancio al nostro cammino verso la santità e al nostro stesso ministero.
La virtù della prossimità si accompagni poi a quella della semplicità. Alcune persone anziane mi raccontano di amare tanto papa Francesco perché – dicono – «è una persona semplice come noi». È per noi molto edificante la fede di tanti nostri parrocchiani, gente semplice che porta avanti una vita cristiana non raramente più santa della nostra. Talvolta, sedotti dal prestigio della carica corriamo il rischio di porre distanze e barriere tra noi e quanti sono affidati alle nostre cure pastorali. Spesso rischiamo di essere complessi ed enigmatici nel modo di parlare, nel modo di comportarci, nell’autoreferenzialità, nell’egocentrismo. Tutto questo si riflette negativamente nella nostra azione pastorale, tinteggiata di individualismo o esclusivismo. La Chiesa da sempre, ma soprattutto oggi, ha bisogno di preti che, oltre ad essere vicini alla gente, sappiano amare l’essenzialità e conducano una vita semplice.
La semplicità si concretizza nel porgere la giusta attenzione alla singola persona, alla sua storia, al suo vissuto, al suo contesto di riferimento, alle sue aspirazioni. Se la nostra pastorale non privilegia quest’attenzione diventerà poco a poco sterile. L’efficacia del ministero sacerdotale si poggia sulla capacità di intessere una relazione autentica finalizzata alla salvezza dell’altro. Qualsiasi programmazione o organizzazione di carattere pastorale è finalizzata all’impegno prioritario di curare la relazione personale. E, benché i mezzi della comunicazione favoriscano quest’opera, non dimentichiamo che essi non potranno mai sostituire l’intensità e la capacità comunicativa dell'incontro interpersonale concreto.
La premura pastorale, per evitare che ognuno prenda scorciatoie esistenziali, richiede un accompagnamento paziente e costante. Molti sono spaventati dalla ‘misura alta’ della santità, si scoraggiano o si ritirano, forse considerandosi indegni. La vostra cura pastorale sia un cammino condiviso capace di mettersi al passo col ritmo altrui, un dialogo franco e rispettoso verso tutti, soprattutto nei confronti di chi non la pensa come noi. Un dialogo è onesto e autentico non quando ci si limita a ‘sentire’, ma a percepire la pienezza di ciò che il cuore dell’altro desidera trasmettere. C’è quindi bisogno di uno spirito contemplativo capace non solo di apertura verso l’altro, ma di vera accoglienza. C’è bisogno di tempo per ascoltare! C’è bisogno di pazienza con le persone! L’efficienza frenetica è nociva alla pastorale.
Carissimi amici, sono consapevole che l’insidia della stanchezza possa infiacchire la responsabilità pastorale. La superficialità e il relativismo possono contaminare anche il Sacramento dell’Ordine. Con queste indicazioni, ho voluto allora voluto semplicemente suggerirvi dei tratti essenziali che hanno caratterizzato il ministero di Gesù e che possono ravvivare il nostro.
Cosa possiamo augurarci oggi? Di vivere con un cuore che ricerca la santità di vita, la comunione profonda. Sono certo che la nostra testimonianza luminosa di vita evangelica, che si rende eloquente nella carità (cfr. Gal 5,6), porterà grazie e benedizioni alla nostra comunità ecclesiale.
Vorrei un regalo da voi, e lo vorrei oggi. Che ci aiutassimo a consolidare i legami che ci uniscono all’interno del Presbiterio. Chiedo al Signore che ci doni la sapienza per ricomporre ciò che è fratturato, ricompattare ciò che è stato diviso, ricucire ciò che è stato lacerato. Proviamo, ciascuno con il proprio impegno, a far scomparire quei muri di separazione tanto alti quanto la distanza che ci tiene lontani l’uno dall’altro. Siamo ministri di riconciliazione non solo per il popolo, ma anche nella reciprocità dei nostri rapporti. Spero davvero che vi impegnerete a lavorare perché ciò accada.
Mentre affido alle vostre preghiere la mia persona e il ministero episcopale che svolgo al vostro servizio, voglio assicurarvi che anche io prego quotidianamente per ciascuno di voi e per i fedeli che sono affidati alle vostre cure. Nell’invocare su ciascuno di voi l’intercessione di Maria, madre del Sacerdozio, di cuore abbraccio tutti e ciascuno e vi benedico.
+ Luigi Moretti
Giovedì Santo 2015