Castanicoltura, mappare subito le coltivazioni da frutto. Mastrocinque scrive ad Alfieri: Mettiamo a disposizione agronomi e droni.


Dopo il riconoscimento da parte della Regione Campania della castanicoltura da frutta distinta da bosco occorre fare in modo che imprese e coltivatori possano quanto prima accedere ai finanziamenti previsti dalla legge, a cominciare da tutte le tipologie di intervento previste dal Piano di Sviluppo Rurale. Per questo Cia Campania sollecita in una lettera inviata a Franco Alfieri, Delegato all’Agricoltura del Presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca, a mettere in campo nel più breve tempo possibile tutti gli interventi normativi necessari. “Vinta la battaglia storica della riclassificazione dei castagneti come alberi da frutto – scrive Alessandro Mastrocinque, presidente di Cia Campania e vicepresidente nazionale Ciaserve ora fornire agli agricoltori tutti gli strumenti per accedere ai benefici che ne conseguono”.

Grazie al suo impegno – continua Mastrocinque – è stato possibile ottenere un risultato storico per la castanicoltura campana. Per dare seguito e per permettere a tutti i castanicoltori di ottenere i benefici conseguenti dal riconoscimento di frutteto bisogna tuttavia subito mappare i castagneti da frutto. Insomma, bisogna perimetrare tutti i territori a castagneti da frutto”. A tal proposito Cia Campania fa presente alla Regione di mettere a disposizione in modo volontario la piena disponibilità di mezzi e tecnici agronomi. “Abbiamo al nostro interno – conclude Mastrocinque – staff che utilizzano droni e software per rilevare i territori, e tecnici adeguati in grado di sviluppare mappature con programmi avanzati. Cia Campania c’è”.

Il riconoscimento della castanicoltura da frutta
Con il collegato alla Legge di Stabilità 2017 il Consiglio regionale della Campania ha introdotto una norma che riclassifica la castanicoltura da frutto distinguendola dal bosco, semplificando così le disposizioni amministrative in materia. Almeno dal  2014 Cia Campania chiedeva a gran voce un cambiamento che portasse a una soluzione per la crisi del settore e il riconoscimento dei castagneti da frutto “in attualità di coltura” permette di assimilare i castagneti alle superfici agricole utilizzate (Sau), aree destinate a coltivazioni arboree permanenti per lo sviluppo rurale. Aspetto ancora più importante è che le imprese che manutengono i castagneti ottengono così la possibilità di accedere a tutte le tipologie di intervento previste dal Piano di Sviluppo Rurale della Campania.


Scontro produttori-industria, è guerra del pomodoro. La Campania vale da sola la metà del fatturato nazionale.

Cia: Senza accordo produttori in ginocchio.  Si profila situazione esplosiva.
Addio pomodoro per la dieta italiana nel 2018. Scenario da incubo, eppure la crisi che in queste ore si sta consumando tra produttori e industriali è di quelle che sembrano lasciare il segno. I produttori di pomodoro sono infatti sul piede di guerra a causa del contratto che regola la commercializzazione. Sono molto distanti le parti, da un lato i produttori dall'altro l'industria, con una forbice di 30 euro per tonnellata tra domanda e offerta. Un abisso che se non verrà colmato scatenerà una deregulation nel comparto, con tutti i rischi connessi.
Lo denuncia Cia-Agricoltori Italiani dal Macfrut di Rimini, la principale fiera specializzata del settore. “Si

sta profilando una situazione esplosiva sui campiosserva Alessandro Mastrocinque, vicepresidente nazionale di Cia e presidente di Cia Campania. “Gli agricoltori si sono indebitati per impiantare le coltivazioni il che significa che senza la chiusura del contratto nessuno è in grado di garantire la copertura perlomeno dei costi di produzione. Siamo di fronte a uno scenario intollerabile, tanto più in Campania che ha il comparto più importante d’Italia e d’Europa”.
A circa due mesi dall’avvio della raccolta del pomodoro, con le piante già a dimora, tutte le aziende del centro sud del Paese non hanno alcun riferimento e si teme il caos nel comparto. Secondo quanto si apprende l’industria offrirebbe tra gli 82 e gli 87 euro per tonnellata, cifra irricevibile dai produttori che non possono scendere sotto i 95 euro per la varietà tonda (quella destinata alla passata) a 105 euro per quella lunga (idonea alla trasformazione in pelati). Lo strumento del contratto - evidenzia la Cia - è l’elemento di garanzia, che va anche oltre gli aspetti commerciali, infatti le regole sono propedeutiche anche per tracciare la qualità del prodotto e quindi, di quel pomodoro che finirà nelle scatole destinate alla vendita per i consumatori.
Il comparto in Campania: metà del fatturato nazionale (1,5 miliardi) e 12mila lavoratori stagionaliLa Campania costituisce il maggiore bacino di produzione di pomodoro trasformato, con oltre il 50% delle aziende industriali nazionali concentrate prevalentemente nelle province di Napoli e Salerno, dove sono presenti i principali gruppi del comparto non solo a livello nazionale ma anche comunitario.  l fatturato del settore in Campania vede 1,5 miliardi di euro su un fatturato nazionale di 3 miliardi - ed è da sempre leader nei derivati del pomodoro, primo fra tutti il pomodoro pelato vere eccellenza del Sud. Il comparto impiega circa 3.000 lavoratori fissi ed in un arco temporale molto limitato (60 giorni) circa 12.000 lavoratori stagionali ogni anno, cui va aggiunta la manodopera impegnata nell'indotto (officine meccaniche, imballaggi, distribuzione e logistica, case sementiere, vivai). Per il pomodoro da industria sul versante agricolo dati Istat 2016 in Campania ci sono oltre 4000 ettari seminati e una produzione oltre 2,5 milioni di tonnellate.
Lo scenario in nazionale
È in ballo la tenuta di un comparto che muove oltre 3 miliardi di fatturato annui, per una superficie coltivata che supera i 30 mila ettari. Aziende che generano 2,4 milioni di tonnellate di pomodoro, creando lavoro, tra fissi e stagionali, per circa 20 mila persone solo al Sud, dove si concentra più del 53 per cento della produzione totale.

L’abito fa…il colloquio. Dagli esperti di stile il decalogo con i consigli per farsi assumere.



In cerca di lavoro? Al bando vestiti attillati o sgualciti, tinte sgargianti, accessori non abbinati, barba e capelli trasandati. Esperti di stile e studi scientifici rivelano come l’outfit prescelto influenzi concretamente l’esito di un colloquio. Una teoria comprovata da un’indagine inglese secondo cui ben 4 recruiter su 10 (37%) scelgono i candidati basandosi sul dress code.

Si dice che “l’abito non fa il monaco” ma quando si tratta di affrontare un colloquio di lavoro l’outfit giusto può davvero fare la differenza. Soprattutto oggi che, con la crisi che ancora imperversa nel nostro Paese, la competizione per i posti di lavoro vacanti è più che mai serrata. E se è vero che il linguaggio verbale incide solo per il 10% nella comunicazione, come riportato in numerosi studi condotti da linguisti, è importante giocarsi tutte le carte nei primi secondi decisivi in cui il selezionatore inquadra il candidato ed effettua d’istinto già una prima selezione.
Il segreto? Indossare abiti in cui ci si senta a proprio agio ma che, al tempo stesso, rispettino il codice di abbigliamento di quella determinata azienda. Una teoria comprovata da un’indagine inglese, condotta dalla società  di recruiting TheLadders.co.uk, secondo cui ben 4 selezionatori su 10 (37%) scelgono i candidati basandosi sul dress code. A dimostrare invece che i vestiti hanno il potere di condizionare la percezione di sé, secondo un meccanismo che si chiama enclothed cognition, ci hanno pensato due studiosi della Northwestern University, pensiero ripreso anche sulle pagine del The New York Times.

È quanto emerge da uno studio condotto da Espresso Communication, per Bigi Cravatte Milano, attraverso il monitoraggio di oltre 70 testate internazionali e il coinvolgimento di fashion blogger ed esperti di stile.
 “Quando ci si presenta ad un colloquio di lavoro – spiega Stefano Bigi, amministratore unico di Bigi Cravatte Milano - è fondamentale dare una buona impressione di sé al primo sguardo indossando vestiti appropriati e mostrando un aspetto curato. Se la vastità del guardaroba femminile permette di creare infinite combinazioni, per gli uomini presentarsi al colloquio in giacca e cravatta si rivela spesso la scelta giusta, anche se non sempre è necessario. Tuttavia, qualora l’ambiente di lavoro o la posizione lo richieda, è fondamentale indossare una cravatta coerente con il proprio outfit e, soprattutto, di qualità. Infatti se si decide di optare per la cravatta è importante che venga portata bene quindi sono vietati i nodi allentanti o troppo importanti e i tessuti stropicciati o macchiati.”
E proprio l’attenzione al dettaglio è diventata infatti un fattore essenziale nel mondo del lavoro perché è nei particolari di ogni candidato che si celano gli indizi relativi all’ordine, all’accuratezza e all’affidabilità che ricercano i selezionatori.

Importante è quindi informarsi adeguatamente sull’azienda presso la quale si intende svolgere il colloquio, individuando l’equilibrio giusto tra il look richiesto dall’ambiente di lavoro e il rispetto della propria personalità. Infatti essere a proprio agio negli abiti indossati è fondamentale per la buona riuscita di un colloquio. Lo assicurano due studiosi americani, Hajo Adam e Adam D. Galinsky della Kellogg School of Management presso la Northwestern University nell’Illinois, i quali hanno dimostrato che ciò che si indossa è in grado di influenzare il modo in cui una persona percepisce se stessa e, di conseguenza, come si pone davanti agli altri. Lo studio, pubblicato anche sulle pagine del The New York Times, dimostra che i vestiti hanno il potere di condizionare i pensieri, secondo un meccanismo che si chiama enclothed cognition. Per dimostrarlo, i ricercatori hanno eseguito un esperimento, pubblicato su The Journal of Experimental Social Psychology, coinvolgendo una settantina di studenti ai quali è stato chiesto di svolgere dei test di attenzione selettiva indossando differenti tipologie di abiti da lavoro. Il risultato è che chi indossava un camice bianco da laboratorio durante la prova ha commesso la metà degli errori rispetto alla media degli altri a dimostrazione che più dell’abito in sé, conta il suo valore simbolico.
Abiti e accessori possono essere quindi considerati un’estensione della propria personalità, capaci di rispecchiare l'idea che ognuno ha di sé ed influenzare l’autostima, l’umore e, di conseguenza, anche il comportamento. Come scegliere quindi l’outfit adatto all’ambiente di lavoro evitando di trasmettere disagio e incoerenza?
“Innanzitutto il colore è una componente estremamente importante per la scelta di abiti e accessori – prosegue Stefano Bigi –. Nell’abbigliamento maschile il grigio e il blu sono un passepartout in queste situazioni ma per chi vuole dare un tocco di personalità al look mantenendo un registro formale è possibile abbinare accessori nelle diverse tonalità del blu, o nei colori bordò, marrone e verde. Per quanto riguarda materiali e fantasie, si può optare per una cravatta tinta unita o con piccoli disegni, prediligendo i classici colori scuri, per la candidatura a ricoprire una posizione di lavoro d’ufficio in un ambiente elegante e formale. Spazio a cravatte sfoderata con orlo a mano, dallo stile più casual, o alla classica riga, in seta/lino per la stagione estiva, per ambienti più informali. Infine, per presentarsi ad un colloquio di lavoro per una posizione che implichi creatività e personalità suggerisco una cravatta più stretta. Il consiglio è sempre quello di non eccedere indossando colori sgargianti o accessori troppo stravaganti”.

Marie-Loù Pesce, blogger di Fashion in the Moonlight, suggerisce invece qualche proposta di outfit femminile per non essere colti impreparati durante una job interview: “Per candidature nel settore finanziario, bancario, giuridico, o per qualsiasi altro lavoro d’ufficio, la scelta ideale è mantenere un look classico ed elegante. Niente gonne vaporose o pantaloni eccentrici ma soprattutto niente scollature profonde.
Per posizioni lavorative più informali propongo di abbinare i pantaloni ad una giacca particolare o di indossare una shirtdress, completando il look con accessori divertenti.
Infine, se la candidatura è per un posto da creativo sarà possibile prendersi un po' più di libertà con il codice di abbigliamento. Per un outfit particolare e ricercato suggerisco di dare un tocco di personalità al look con un bel fiocco al collo, un maglione stampato o dei pantaloni stravaganti.”

Tendenze confermate anche da uno studio realizzato dall’azienda di recruiting TheLadders.co.uk e pubblicato sul sito dell’Università britannica del Kent, dal quale è emerso che il 37% dei responsabili HR intervistati hanno ammesso di aver assunto candidati basandosi sul loro outfit. In particolare il 36% ha ritenuto che l’abbinamento di colori e stili fosse un importante indicatore della personalità del candidato, mentre il 75% ha valutato la coerenza degli abiti alla circostanza. Il 33%, infine, ha ritenuto importante la corrispondenza dello stile dell’aspirante alle politiche aziendali.
E i colori? L'arancione è considerato il colore peggiore da indossare per un colloquio di lavoro (95%), seguito dal rosso 84% e dal rosa 83%. Imperdonabili infine gli abiti stropicciati e macchiati per 59% dei dirigenti.
Per gli uomini sì a calzini neri 77%, scarpe in pelle nera 56%, abito su misura navy 51%, giacca e cravatta (50%), camicia a maniche lunghe bianca o blu 48% e gemelli 37%; no a chinos 50%, polo 66%, jeans 82%, t-shirt 88% e giacche di pelle 70%.
Per le donne invece sì a collant 94%, tacchi alti 69%, gonna o abito nero a metà lunghezza 64%, perle 56%, camicia a maniche lunghe o camicetta 42%; no a gioielli pendenti 99%, spalline 97%, scollature profonde 95%, gambe nude 94%, scarpe sportive 91% e gonna corta 60%.

Tra le violazioni più comuni al dress code aziendale, rilevate dalla società americana di consulenza aziendale OfficeTeam intervistando un panel di responsabili HR, sul podio ritroviamo un abbigliamento eccessivamente casual (47%), seguito da troppa pelle in mostra (32%).

ECCO INFINE IL DECALOGO CON I CONSIGLI DEGLI ESPERTI DI STILE PER FARE CENTRO AL COLLOQUIO:
Assicurarsi che i vestiti siano puliti e stirati.
Evitare abiti visibilmente troppo stretti, che non si adattano al proprio fisico.
Evitare i colori troppo sgargianti.
Evitare accessori e gioielli troppo vistosi, oppure profumi e dopobarba troppo persistenti.
Indossare scarpe pulite e non usurate. Gli uomini sono invitati ad evitare sneakers e optare per un paio di stringate classiche. Mentre alle donne si consiglia di non indossare tacchi eccessivamente alti e sandali.
Assicurarsi di indossare una cintura coerente con l’outfit e possibilmente abbinata al colore delle scarpe.
Presentarsi con capelli e barba in ordine.
Assicurarsi di avere le mani curate tenendo presente che sono la parte del corpo maggiormente esposta durante il colloquio.
Considerare che non esistono colloqui informali. Nel dubbio meglio “eccedere con le formalità”.
Ed infine è fondamentale essere se stessi.




A Salerno la struttura di "Casa Corepla" apre le porte alla scoperta delle buone abitudini di consumo responsabile.

Venerdì 12 maggio Antonello Ciotti, presidente del consorzio COREPLA, Fulvio Bonavitacola, vicepresidente della Giunta Regionale della Campania e Vincenzo Napoli, sindaco di Salerno hanno fatto visita a “Casa COREPLA”, la struttura allestita presso il centro commerciale “Le Cotoniere” per educare e informare alla corretta raccolta differenziata degli imballaggi in plastica.
Si è svolto all’interno del centro commerciale “Le Cotoniere” di Salerno l’evento dedicato a “Casa COREPLA”, la struttura itinerante aperta dal 2 maggio alle scuole del territorio e a tutti i cittadini che vorranno visitarla sino a domenica 14.  
L’iniziativa promossa da COREPLA, Consorzio Nazionale per la raccolta, il riciclaggio e il recupero degli imballaggi in plastica, con il patrocinio della Regione Campania e del Comune di Salerno e in collaborazione con Salerno Pulita S.p.A., è una nuova e più ricca esperienza didattica finalizzata alla divulgazione del ciclo completo dell'imballaggio in plastica: dalla prevenzione alla raccolta differenziata, dalla selezione al riciclo, per finire con gli oggetti che si producono con la plastica riciclata.
“Casa COREPLA” riproduce l'interno di un vero e proprio appartamento, luogo familiare per eccellenza in cui si compiono le fondamentali azioni che danno il via alla raccolta degli imballaggi in plastica: il loro riconoscimento, la successiva separazione e il conferimento al servizio di raccolta differenziata. Per questo motivo ogni locale è teatro di una fase: la cucina è dedicata all'apprendimento e al riconoscimento di ogni singolo oggetto per il suo corretto conferimento nella raccolta differenziata; il salotto permette un focus sulla funzione odierna dell'imballaggio e la consapevolezza di quanto ha profondamente cambiato i consumi; la stanza dei giochi mostra infine cosa diventa l'imballaggio una volta riciclato.
In ognuno di questi ambienti il visitatore è coinvolto in attività ludico-didattiche, inclusa un'esperienza innovativa di realtà aumentata, che potrà poi essere replicata a casa o a scuola. A 5 anni dalla prima installazione, le stanze di “Casa COREPLA” hanno accolto più di 15.000 studenti, oltre alle decine di migliaia di frequentatori dei centri commerciali.
COREPLA con questa iniziativa intende affiancarsi al Comune di Salerno per incrementare ulteriormente i risultati della raccolta differenziata.
«Casa COREPLA, la struttura itinerante dedicata ai bambini e agli adulti che narra il riciclo della plastica attraverso un percorso didattico – formativo, ha scelto Salerno per il suo tour 2017. Una scelta non casuale – sottolinea Antonello Ciotti, presidente di COREPLA -. Vuole essere infatti un riconoscimento nei confronti dei cittadini, dell’amministrazione comunale e dell’azienda di servizi per l’impegno dimostrato nella raccolta degli imballaggi in plastica. La città di Salerno è stata tra le prime grandi città della Campania a raggiungere ottime performance anche in tragici anni di emergenze, contribuendo a risollevare i dati di raccolta di tutta la regione. Aggiungo che la regione Campania oggi registra un dato di raccolta procapite di imballaggi in plastica pari a 17,7 Kg per abitante, posizionandosi al primo posto tra le regioni del Sud Italia e allineandosi con quelle più performanti del Nord» - conclude Antonello Ciotti.
«Siamo molto felici – spiega Vincenzo Napoli, sindaco di Salerno – che COREPLA abbia scelto la nostra città come tappa del suo tour 2017. Questo dimostra quanto la nostra realtà sia attenta e sensibile a queste tematiche. Noi non abbassiamo mai la guardia e manteniamo alta l’attenzione.  La nostra amministrazione comunale ha avviato, le scorse settimane, una campagna per informare e sensibilizzare tutti sulla corretta raccolta differenziata. È necessario mantenere alto il livello di civiltà e senso civico che ci ha sempre contraddistinto».

Dall’osservatorio di eBay.it: le regioni del Sud registrano la crescita maggiore degli acquisti online di accessori e ricambi per la moto.



Cresce la compravendita online del reparto Moto accessori/Ricambi: ogni 27 secondi su eBay.it viene effettuato un acquisto.  
Tra gli oggetti che hanno visto l’aumento della richiesta rispetto all’anno passato spiccano: i sistemi di iniezione e valvole di aspirazione (+40%) pneumatici (+31%), manubri e sistemi di trasmissione (+29%).
Le regioni del Sud guidano la crescita degli acquisti nella maggior parte delle categorie: Molise, Puglia, Basilicata per luci e frecce; Calabria, Puglia  e Sicilia per freni; Sicilia, Sardegna e Molise per pneumatici.
 I veri centauri ormai sono quelli 2.0: solo online infatti i più appassionati riescono a trovare ogni tipologia di ricambio per moto e gli accessori di cui hanno bisogno per percorrere le strade di tutto il mondo. E il vantaggio più grande è che possono farlo quando vogliono, riuscendo anche a risparmiare. eBay.it infatti registra un acquisto di accessori o ricambi per moto ogni 27 secondi tra gli oltre 16 milioni di articoli disponibili** in ogni momento.
Comprare ciò che si vuole in qualsiasi momento è sicuramente un plus che ha convertito molti amanti della moto a comprare i propri accessori e ricambi online. Tra gli oggetti che hanno visto l’aumento della richiesta in tutta Italia rispetto all’anno passato spiccano: i sistemi di iniezione e valvole di aspirazione (+40%) pneumatici (+31%), manubri e sistemi di trasmissione (+29%).
Ma anche la sicurezza è importante, e gli italiani lo sanno: nel 2016 sono stati  comprati oltre 100.000 caschi.
Dall’osservatorio di eBay.it emergono inoltre le peculiarità regionali: le regioni del sud come Molise, Puglia e Basilicata guidano la crescita a doppia cifra degli acquisti di luci e frecce per moto. Risultano essere invece Calabria, Umbria, Puglia e Sicilia quelle in cui spopolano i freni, con Calabria in vetta con il +39%.
Per quanto riguarda coloro che vogliono “vederci sempre chiaro”, sono i centauri di Molise, Basilicata, Calabria che hanno aumentato l’acquisto degli specchietti retrovisori, superando la soglia del +25%.   Le persone che invece fanno affidamento ad eBay per comprare gli pneumatici per il proprio bolide, ai primi tre posti troviamo Sicilia, Sardegna e il Molise.
Pezzi di ricambio ma non solo, anche l’occhio vuole la sua parte. Lo sanno bene i campani, primi nell’acquisto di decorazioni e adesivi per moto, con un incremento annuo del 27%, seguiti da siciliani e molisani con un incremento negli acquisti in questa categoria del 24%.


Domenica 7 maggio “Gran Ballo” in onore di Antonio Genovesi, grande economista dell’illuminismo napoletano.


 Dalle ore 17.00 nella chiesa di San Michele Arcangelo in Castiglione del Genovesi, i danzatori dell’associazione “Il Contrapasso” di Salerno, in costumi d’epoca del ‘700 ed ‘800, faranno rivivere con musiche e danze l’atmosfera dei Gran Balli che si svolsero, tra il 1859 e il 1861, in tutta Italia per celebrare i processi di unificazione dell’Italia intera. L’iniziativa è a preludio e presentazione delle celebrazioni commemorative dell’illustre concittadino che l’amministrazione comunale, guidata dal sindaco Matteo Bottiglieri, ha in programma nel prossimo mese di settembre, in concomitanza con il 155° anniversario del toponimo di Castiglione del Genovesi. Difatti, con deliberazione di Consiglio Comunale del 20/09/1862, all’allora “Castiglione” fu aggiunta la denominazione “del Genovesi” in onore di questo suo figlio inserito tra i grandi innovatori dell’Illuminismo Settecentesco.
Antonio Genovesi nacque a “Castiglione in Picentinis” da Salvatore Genovese e Adriana Alfinito (di San Mango). Primo di quattro figli fu destinato dal padre al sacerdozio. A 14 anni, dopo aver terminato gli studi di Lettere Umane e di Retorica, iniziò gli studi filosofici. A circa 25 anni giunse all’Ordinazione Sacerdotale ed a 28 Mons. Celestino Galliani lo chiamerà come Professore Straordinario alla Cattedra di Metafisica. Era molto critico verso le impostazioni scolastiche dell’epoca e degli stessi modi clericali, tanto che ebbe la scomunica dall’Arcivescovo di Conza per aver preso parte ad una rappresentazione teatrale. Nel 1754 un matematico toscano, Bartolomeo Intieri, che amministrava i beni delle Casate Corsini e Medici, offrì all’Università “Federico II” di Napoli una rendita annuale di 300 Ducati affinché si istituisse una “Cattedra di Commercio e Meccanica”, a condizione che fosse assegnata al quarantunenne Antonio Genovesi e che le lezioni fossero impartite in Italiano e non in Latino, ed alla morte di lui che fosse data ad un laico.
Antonio Genovesi, tra i grandi innovatori delll’Illuminismo Settecentesco, era dotato di vivo ingegno e sorprendente memoria. Contribuì alla formazione di buona parte delle generazioni che nel ’99 si unirono alla Repubblica Partenopea, nel sogno di italianità e libertà, dove diritti e doveri fossero regolati, abbattuti i privilegi e i pregiudizi, liberalizzati i traffici, i capitali e il lavoro, disprezzati l’ignavia e l’ozio, amato il lavoro. Idee che diedero all’Università napoletana gli impulsi giusti per l’evoluzione civile e politica.

nicolavitolo

Giornata Mondiale della Risata in programma domenica 7 maggio, per capire perché ridere fa vivere meglio e lavorare con maggiore produttività.

Approfonditi studi scientifici di autorevoli scienziati a livello mondiale rivelano i benefici del sorriso. Secondo la prima master  coach in Italia, Marina Osnaghi, per vivere bene e lavorare al top bisogna imparare a ridere, anche senza ragione.
Scegliere di ridere cambia davvero la vita. Accresce l’autostima, solleva l’umore, migliora la produttività sul lavoro e rende più affascinanti. Gli esperti di tutto il mondo sono concordi nel dire che ridere è l’elisir per vivere a lungo e lavorare felici.
Se un vecchio proverbio recita “Ridere fa buon sangue”, per gli scienziati di tutto il mondo, ridere fa davvero vivere meglio e rappresenta la più semplice ed economica via per il benessere, sia fisico o mentale, nella vita come nel lavoro. Sono molteplici infatti i benefici sul corpo e sulla mente di una risata: migliora la circolazione del sangue, aiuta a prevenire le malattie cardiovascolari, tiene il cervello allenato, contrasta ansia e depressione e contribuisce alla salute del sistema immunitario. Ma soprattutto, migliora il rapporto con gli altri e con se stessi, influenzando positivamente le relazioni a livello privato e, soprattutto, lavorativo. Basti pensare che gli studiosi della St. Edwards University di Austin, in Texas, conducendo uno studio su 2500 impiegati, hanno scoperto che l’81% si dichiara maggiormente produttivo se inserito in un contesto lavorativo dove regna il buonumore. Uno studio della Mayo Foundation for Medical Education and Research, riportato da Huffington Post, ha rivelato che ridere riduce drasticamente gli ormoni dello stress: il cortisolo del 39%, l’epinefrina del 70% e la dopamina del 38%. Allo stesso modo un’indagine della Loma Linda University, in California, riportata da Nature, ha evidenziato come, alla vista di un video comico, le beta-endorfine, che alleviano la depressione, aumentino del 27%.
È quanto emerge da uno studio condotto da Espresso Communication su oltre 70 testate internazionali in occasione della Giornata Mondiale della Risata, che si celebra la prima domenica di maggio, per capire perché l’atto della risata sia considerato da esperti e scienziati da ogni parte del mondo, il gesto perfetto per stare bene. Una ricorrenza nata come manifestazione a favore della pace nel 1998 su iniziativa del medico indiano Madan Kataria, fondatore dello “Yoga della Risata”.
“Personaggi autorevoli affermano il potere della risata. Il famoso Hunter ‘Patch’ Adams, fondatore nel ‘71 del Gesundheit Institute e della clownterapia, e interpretato sul grande schermo da Robin Williams, sostiene che “la buona salute è questione di risate”. Ridere aumenta la capacità della persona di alleggerire il peso quotidiano: infatti defocalizza la mente dal problema e fa stare subito meglio. “È un toccasana, soprattutto negli ambienti lavorativi ad alto livello di stress – spiega Marina Osnaghi, prima Master Certified Coach in Italia, che utilizza spesso questa modalità nei propri corsi dedicati ai Leader per potenziare capacità di resilienza e velocità di risoluzione delle soglie critiche di stress – Superato il primo momento di imbarazzo nell’esperienza di una risata ‘intenzionale e decongestionante’, le persone si lasciano andare. Il ‘gesto’ del ridere dona una ventata di aria fresca al cervello e in un istante gli approcci tra colleghi cambiano e svanisce il pessimismo. Si mette in atto un processo che impatta sulle funzioni ormonali: il corpo agisce sulla mente attraverso una nuova attitudine comportamentale. Ridere, anche senza motivo, è parte integrante dei corsi di destressamento: bisogna imparare a ridere superando la paura di sembrare strani e uscendo così dagli schemi di monotonia, aggressività o pessimismo, dalla propensione a incanalare dovere e responsabilità in un approccio severo e senza sorriso. Ridere in libertà è un vero toccasana, per il corpo e per l’umore. Il mio consiglio è di scegliere di ridere, sempre, soprattutto nei momenti di maggiore stress, quando sembra impossibile e faticoso farlo. Anche sul luogo di lavoro. L’abitudine alla risata renderà tutto più semplice: ridere per il solo gusto di ridere favorisce la capacità di trovare nuove idee per uscire dal ristagno dei comportamenti obbligati. Ridere non fa scomparire il problema; eppure permette alla persona di ritrovare uno stato emotivo da cui ricavare una rinnovata energia per agire”.
Il primo a comprendere l’importanza della risata e il suo potere di influenza sul benessere delle persone fu Ippocrate, che nei suoi trattati affermò che “Da un sorriso nasce sempre un altro sorriso”. Addirittura Susumo Tonegawa, Premio Nobel per la Medicina nel 1987, affermò "Chi è triste e depresso non riesce a tener lontane le malattie". Non solo scienziati, ma anche attori e comici compresero già negli scorsi decenni la forza della risata: Audrey Hepburn, in una famosa intervista rivelò “Amo le persone che mi fanno ridere. Ridere cura una moltitudine di malattie, ed è la cosa più importante in una persona”. Anche il celebre Aldo Fabrizi si pronunciò sul tema affermando che “Il riso è una benedizione di Dio: fa bene, è una ginnastica fisica”.
Tutti pareri che vengono avvalorati dalle numerose ricerche scientifiche portate avanti sul fronte della risata. Secondo recenti studi dello scienziato californiano Lee Berk, citati sul Los Angeles Times, ridere sviluppa le frequenza “gamma” all’interno del cervello, che produce onde in grado di sincronizzare in maniera concreta l’attività neuronale e sostenere la memoria. Sul Washington Post è stato riportato uno studio dell’Università di Oxford, da cui emerge che ridere per almeno 15 minuti in compagnia aumenta del 10% la soglia del dolore. Perfino l’autorevolissimo Time ha riportato lo studio della Western Kentucky University, sostenendo che una risata aumenta il numero di “cellule killer”, che difendono il sistema immunitario attaccando quelle malate.
Ma non è tutto: ridere permette di mantenere la forma fisica e stimolare la circolazione. Secondo lo studio riportato da Fox News condotto da Maciej Buchowski, professore alla Vanderbilt University di Nashville, ridere per 10-15 minuti permette di bruciare circa 50 calorie. I ricercatori dell’Università del Maryland inoltre hanno rivelato che i vasi sanguigni di chi guarda uno show comico sono più elastici ed efficienti rispetto a chi non l’ha visto.
“Il solo fatto di ridere è in grado di migliorare soprattutto le prestazioni professionali, favorendo la relazione con il capo e i colleghi, il lavoro di gruppo, la leadership dei vertici aziendali e le capacità di problem solving – prosegue la coach Marina Osnaghi – Scegliere di ridere, anche improvvisamente e senza ragione apparente, può rilassare l’ambiente, distendere i nervosismi, risolvere le tensioni e stabilire uno stato d’animo che aiuta ad aumentare la produttività e concludere gli affari con i clienti. La risata è contagiosa: chi ride influenza chi lo circonda in maniera estremamente positiva. Una capacità innata della persona, che abbiamo sempre a disposizione: basta decidere di attivarla”.
Ridere infatti non fa solo bene a se stessi, ma è anche una questione sociale. Da uno studio del professor Robert R. Provine, neuro-scienziato e docente di psicologia alla University of Maryland, pubblicato su Psychology Today, è emerso che i benefici della risata inficiano anche su chi sta attorno, sul luogo di lavoro come a casa: è 30 volte più probabile iniziare a ridere in compagnia di altre persone, rispetto a quando si è soli. Esiste infatti una forte connessione con la socialità dei gruppi di persone che influenzano concretamente l’umore generale.
Purtroppo esiste anche il rovescio della medaglia. Scott Weems, neuro-scienziato e autore del libro ‘Ah! The science of when we laugh and why’, confermò sulle colonne del Wall Street Journal i benefici della risata, rivelando però che i sorrisi provocati da una forma diversa di risata, come quella nata da sarcasmo e battute sardoniche, può nuocere alla salute: come attestano le ricerche condotte dalla University of Western Ontario, chi possiede questo tipo di umorismo registra alti livelli di depressione, ansia e bassa autostima.