Una bio-pelle ecologica generata dai batteri e dalle molteplici applicazioni: dalla moda al design, dal biomedicale al manifatturiero. Si chiama Scoby (Symbiotic Culture Of Bacteria and Yeast) skin ed è stata messa a punto da BIOlogic, laboratorio di bio manifattura con sede a Cava de’ Tirreni, promosso e gestito da Knowledge for Business, società attiva nella promozione di processi innovativi e nel trasferimento tecnologico, in collaborazione con Medaarch, specializzata nelle tecnologie di digital fabrication.
BIOlogic ha all’attivo diverse linee di ricerca. Tra le quali, appunto, la realizzazione di simil-pelle generata da batteri.
“Scoby-skin è un film di cellulosa che, nella sua versione secca, ha proprietà estetiche e al tatto simili alla pelle di natura animale – spiega all’Adnkronos Marco Abbro, responsabile del Laboratorio BIOlogic – E’ realizzato grazie ad una coltura batterica che utilizza prodotti completamente biologici come tè, acqua, zucchero, lieviti. L’eco-pelle è prodotta grazie ad un processo manifatturiero che ci consente di indirizzarne la crescita nelle tre dimensioni. Il prodotto finale risulta essere sensibile alla conduzione di segnali elettrici”.
Molteplici le possibili applicazioni. “I risultati ottenuti finora aprono scenari interessanti nel settore della moda e del fashion grazie all’utilizzo che Scoby-skin può avere come bio-pelle – continua il responsabile del primo Bio FabLab del Sud Italia – Tra le possibilità d’utilizzo ci sembra interessante quella legata alla realizzazione di capi ed elementi di arredo intelligenti, capaci cioè di raccogliere segnali dall’ambiente esterno e dalle persone, un sensore fatto da batteri e non di silicio. Ottimi risultati si potrebbero avere anche per la realizzazione di oggetti per la casa come la seduta e lo schienale di una sedia stampati da batteri direttamente sulla struttura della seduta”.
Sostenibilità, nasce packaging in bioplastica prodotta con scarti di frutta e verdura
Il team di ricerca Smart Materials dell’Istituto Italiano di Tecnologia (IIT) guidato da Athanassia Athanassiou, in collaborazione con Società Gestione Mercato di Genova (Sgm) e Ascom Confcommercio ha presentato a Berlino il progetto di economia circolare che permetterà di convertire gli invenduti dei mercati ortofrutticoli in plastica 100% biodegradabile per la realizzazione di packaging ecosostenibile per frutta e verdura.
Nel corso dell’evento di presentazione “The new life of fruits and vegetables – bioplastic packaging and circular economy” allo Spazio Italy è stato mostrato dal ricercatore IIT, Giovanni Perotto, il primo prodotto sperimentale nato dalle tecnologie brevettate da IIT: un imballaggio in bioplastica che va a sostituire il tradizionale “alveolo” nelle cassette di frutta e verdura per preservare l’integrità del prodotto. Questa tipologia di packaging è stato realizzato interamente a partire dallo scarto dei carciofi invenduti al mercato ortofrutticolo genovese.
Il problema dell’inquinamento causato dalla plastica è ormai al centro dell’attenzione di molti governi mondiali. Ogni anno in Europa si producono 25,8 milioni di tonnellate di spazzatura plastica di cui il 31% finisce in discarica. Per quanto riguarda gli imballaggi in plastica si calcola che il 95% del loro valore – tra 70 e 105 miliardi di euro l’anno – venga perso a causa del loro brevissimo ciclo di vita. Questi alcuni dati recentemente rilasciati dalla Commissione Europea nel rapporto “A European Strategy for Plastics in a Circular Economy” dove si sottolinea l’importanza di nuove strategie per la produzione di bioplastiche ecosostenibili.
In questo contesto, i ricercatori hanno sviluppato diversi processi produttivi che permettono una conversione totale dell’ortaggio di scarto in bioplastiche. I diversi processi vanno dalla conversione del vegetale in bioplastica con un processo acquoso, alla preparazione di compositi (100% da fonti sostenibili) termoplastici e termoformabili. Queste tecnologie riescono contemporaneamente a prevenire lo smaltimento dei rifiuti vegetali, risparmiando un onere, a recuperare materia prima dal rifiuto organico e a ridurre l’utilizzo di plastica non biodegradabile e da fonti fossili. Questi prototipi possono essere visti come parte di un progetto di economia circolare, in cui lo scarto del mercato ortofrutticolo è stato trasformato in un prodotto utilizzato direttamente nel luogo d’origine e facilmente biodegradato a fine vita.
Nel corso dell’evento di presentazione “The new life of fruits and vegetables – bioplastic packaging and circular economy” allo Spazio Italy è stato mostrato dal ricercatore IIT, Giovanni Perotto, il primo prodotto sperimentale nato dalle tecnologie brevettate da IIT: un imballaggio in bioplastica che va a sostituire il tradizionale “alveolo” nelle cassette di frutta e verdura per preservare l’integrità del prodotto. Questa tipologia di packaging è stato realizzato interamente a partire dallo scarto dei carciofi invenduti al mercato ortofrutticolo genovese.
Il problema dell’inquinamento causato dalla plastica è ormai al centro dell’attenzione di molti governi mondiali. Ogni anno in Europa si producono 25,8 milioni di tonnellate di spazzatura plastica di cui il 31% finisce in discarica. Per quanto riguarda gli imballaggi in plastica si calcola che il 95% del loro valore – tra 70 e 105 miliardi di euro l’anno – venga perso a causa del loro brevissimo ciclo di vita. Questi alcuni dati recentemente rilasciati dalla Commissione Europea nel rapporto “A European Strategy for Plastics in a Circular Economy” dove si sottolinea l’importanza di nuove strategie per la produzione di bioplastiche ecosostenibili.
In questo contesto, i ricercatori hanno sviluppato diversi processi produttivi che permettono una conversione totale dell’ortaggio di scarto in bioplastiche. I diversi processi vanno dalla conversione del vegetale in bioplastica con un processo acquoso, alla preparazione di compositi (100% da fonti sostenibili) termoplastici e termoformabili. Queste tecnologie riescono contemporaneamente a prevenire lo smaltimento dei rifiuti vegetali, risparmiando un onere, a recuperare materia prima dal rifiuto organico e a ridurre l’utilizzo di plastica non biodegradabile e da fonti fossili. Questi prototipi possono essere visti come parte di un progetto di economia circolare, in cui lo scarto del mercato ortofrutticolo è stato trasformato in un prodotto utilizzato direttamente nel luogo d’origine e facilmente biodegradato a fine vita.
Opportunità del digitale per le piccole e medie imprese: seminario gratuito il 19 febbraio a Salerno.
Il 19 febbraio dalle 17:30 alle 19:30 presso la sede di SellaLab (Corso Garibaldi 203 – Salerno), si tiene un seminario gratuito sulle opportunità del digitale per le piccole e medie imprese.
Primo evento del FAB4 DIH Confartigianato Salerno rivolto alle imprese, l’iniziativa ha lo scopo di informare artigiani e imprenditori sulle vantaggiose agevolazioni previste per innovare e digitalizzare micro, piccole e grandi imprese nell’ambito del piano “Impresa 4.0”.
Nello specifico, i partecipanti accederanno a tre informazioni utili per le loro attività: Le opportunità offerta dal Bando voucher digitali Impresa 4.0 (I4.0) erogato dal Punto Impresa Digitale (PID) della Camera di Commercio di Salerno, la cui finalità è quella di promuovere l’utilizzo, da parte delle imprese del territorio, di servizi e/o soluzioni focalizzati sulle nuove competenze e tecnologie digitali. Il FAB4 DIH Confartigianato Salerno, in occasione dell’evento, raccoglierà l’interesse delle imprese che vorranno accedere a questa opportunità per lavorare ad un progetto comune.
Lo strumento del Credito di imposta per ricerca e sviluppo, l’agevolazione messa a disposizione delle imprese dal Piano Nazionale Industria 4.0 che, con la Legge di bilancio 2017, è stata portata al 50% delle spese sostenute in eccedenza rispetto alla media degli investimenti nell’ultimo triennio.
Le possibilità concrete che le nuove tecnologie digitali proprie della manifattura 4.0 offrono oggi alle imprese in termini di innovazione di prodotti e processi.
Il seminario inoltre, offrirà l’opportunità di toccare con mano le soluzioni per l’impresa 4.0 allestendo un’area maker dal titolo “l’artigiano digitale”.
Da un’analisi di thyssenkrupp Elevator Italia emerge che Salerno è la prima in Campania per numero di ascensori mentre l'intera regione è tra quelle con minore presenza di ascensori in Italia.
La
Campania con un edificio con ascensore ogni 163 persone si classifica
al 16esimo posto fra le regioni italiane per densità di ascensori, ma
fra le prime cinque per numero assoluto con 35.926 immobili che
hanno almeno un impianto. È quanto emerge da un’analisi di thyssenkrupp
Elevator Italia, azienda specializzata in ascensori e scale mobili.
Salerno e provincia
si collocano al 49° posto in Italia, e al 1° in Campania, per presenza
di ascensori (1 edificio con ascensore ogni 146,9 abitanti). Al secondo
posto segue la provincia di Napoli (1/161,6
cittadini), che è 62esima a livello nazionale. Al terzo posto c’è la
provincia di Caserta (1/168,9, 65esima in Italia). Chiudono la
classifica Avellino (1/177,7, 72esima) e Benevento (1/222,8, 87°)
Nella sola città di
Napoli, 24esima fra le città italiane con il più elevato rapporto
ascensori/abitanti, c’è un edificio con ascensore ogni 123 residenti.
“Dalle nostre analisi – spiega Luigi Maggioni, amministratore delegato di thyssenkrupp Elevator Italia -
in Campania, gli impianti presenti nei circa 35mila edifici con
ascensori sono utilizzati da 4 milioni di persone e richiedono
mediamente poco più di 5 interventi all’anno. I motivi principali delle
chiamate sono: guasti alle porte, schede elettroniche bruciate,
bottoniere usurate, ecc.” I maggiori costi sostenuti dai condomini
per questi interventi, secondo thyssenkrupp Elevator Italia ammontano a
oltre 700 € l’anno.
“Il servizio di manutenzione predittiva e preventiva per gli ascensori
– prosegue l’amministratore delegato – può ridurre del 50% i
tempi di fermo impianto. Collegando in rete tutti gli ascensori è
possibile monitorare da remoto lo stato di salute e intervenire
tempestivamente.
L’ascensore oggi è il mezzo più usato al mondo: i 12 milioni di
impianti esistenti sono usati da un miliardo di persone. E’ stato
stimato che ogni anno si accumulano 190 milioni di ore di fuori servizio
a livello mondiale, di cui 11 milioni di ore in Italia.
Questo significa che nel nostro Paese un ascensore sta fermo per guasti
mediamente 4 giorni e mezzo all'anno”
“L’ascensore – conclude infine Maggioni -
consuma il 10% dell’energia totale di tutto l’edificio. L’impiego di
tecnologia innovativa consente all’industria ascensoristica di
migliorare le performance e l’efficienza energetica: un ascensore
efficiente, realizzato con tecnologie standard consuma il
27% in meno di energia ma un ascensore “moderno”, realizzato con
materiali ultra leggeri, elettronica intelligente che lo mette in
standby se
inutilizzato e dotato di sistemi che recuperano l’energia in frenata, permette un risparmio energetico fino al 50%”.
L’Italia è il Paese
che ha il parco ascensori più vasto, ma anche più “anziano” in Europa:
circa il 40% degli impianti in funzione ha più di 30 anni e oltre il 60%
non è dotato di tecnologie moderne capaci
di garantire un livello assoluto di sicurezza agli utenti. Gli impianti
installati prima del 1999 non sono dotati delle moderne tecnologie in
grado di garantire il livello di sicurezza minimo richiesto dagli
standard Europei (Nuova Direttiva Ascensori 2014/33/UE).
Si pensi ad esempio ai sistemi di chiamata d’emergenza, ai sistemi di
chiusura delle porte automatiche, al livellamento tra piano e cabina di
ascensore.
thyssenkrupp
gestisce a Napoli la manutenzione di 233 impianti (83 ascensori, 150
scale mobili) in 23 stazioni della metropolitana.
La presenza di edifici con ascensori nelle province Campane
Provincia
|
Edifici con ascensori
|
Edifici con ascensori/abitanti
|
Salerno
|
7533
|
146,9
|
Napoli
|
19267
|
161,6
|
Caserta
|
5473
|
168,9
|
Avellino
|
2393
|
177,7
|
Benevento
|
1260
|
222,8
|
Campania
|
35926
|
163
|
Fonte: Dati Istat rielaborazione thyssenkrupp elevator italia
Per l’Anno Europeo del Patrimonio Culturale 2018 Pompei è accessibile a tutti
“Pompei per tutti. Accessibilità dei siti
archeologici” intende promuovere il
nuovo percorso di accesso facilitato al parco archeologico, realizzato anche
grazie ai fondi europei, e un confronto sullo stato dell’arte
dell’accessibilità al patrimonio culturale in Italia e in Europa.
E’ una iniziativa
in programma il 10 febbraio presso
il Parco Archeologico di Pompei e il Comune di Pompei, che ha l’obiettivo
di promuovere l’accessibilità al sito archeologico da parte di persone disabili
e più in generale da parte di tutti i cittadini, in linea con gli obiettivi dell’Anno Europeo del Patrimonio Culturale
2018 di dare a tutti la
possibilità di fruire delle straordinarie bellezze artistiche, archeologiche,
architettoniche di cui l’Italia e l’Europa dispongono.
A Pompei, anche grazie ai
fondi europei, è stato realizzato un nuovo
percorso di 3 Km che consente la piena accessibilità di una parte rilevante del
sito per famiglie e persone disabili. Si tratta di uno
dei tanti interventi realizzati all’interno del Grande Progetto Pompei,
finanziato con 105 milioni di euro, di cui 78 provenienti dall’Unione europea, con l’obiettivo di salvaguardare, mettere
in sicurezza e rendere sempre più accessibili nuove aree di uno dei più
importanti siti archeologici al mondo, riconosciuto Patrimonio dell’Umanità
dall’UNESCO.
I lavori effettuati hanno permesso infatti di
proteggere il sito dai rischi idrogeologici, gli edifici dalle intemperie, di mettere in sicurezza delle
insulae, di consolidare il restauro delle superfici decorate e di aprire nuove aree
espositive per un totale di 12.500 mq.
Nell’ambito dell’iniziativa “Pompei
per tutti”, alle ore 10.00 presso il Parco archeologico di Pompei, verrà presentata
la nuova area ad accessibilità facilitata, mentre nel pomeriggio (presso il
Museo Temporaneo d’Impresa alle ore 14.30 – P.zza Bartolo Longo, Pompei) si
terrà un convegno europeo sullo stato di accessibilità al patrimonio
culturale in Italia e in Europa, con l’intervento - tra gli altri -di Beatrice
Covassi, Capo della Rappresentanza in Italia della Commissione europea.
“Nell’anno europeo per la promozione del patrimonio culturale,
la sfida è dare a tutti la possibilità di accedere all’inestimabile patrimonio che
caratterizza l’Europa e di valorizzarlo e preservarlo per le generazioni
future. I tanti progetti cofinanziati con i fondi europei nei Paesi membri, tra
cui l’Italia, sono la testimonianza del forte impegno dell’Unione europea verso
la tutela, la riqualificazione e la promozione dei beni culturali, sui quali si
fonda la nostra identità culturale e lo sviluppo sociale ed economico dei
territori”, ha dichiarato Beatrice Covassi, Capo della Rappresentanza in
Italia della Commissione europea.
Anche il Grande Progetto Pompei, cofinanziato con i
fondi europei, ha avuto un impatto
positivo sull’economia del territorio e sul turismo: dal 2013 al 2016 i
visitatori sono aumentati del 36% e del 7% nel primo semestre del 2017
rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, con un aumento degli
introiti lordi del 6,3%.
Domenica 28 gennaio seconda tappa dell’evento “Di Food in Tour. Itinerari per i tutti Gusti” a San Mango Piemonte.
Il piccolo
comune picentino sarà meta di un nutrito gruppo di visitatori del Centro
Turistico Giovanile, per una esplorazione conoscitiva di luoghi, cultura,
ambiente e risorse agroalimentari.
Ad accogliere il gruppo del CTG, presieduto
Mina Felici, ex funzionario della Soprintendenza BAPPSAE di Salerno e Avellino,
sarà la Pro Loco di San Mango Piemonte che guiderà, dalle 9.00 di mattina fino
al tardo pomeriggio, i visitatori al ritrovamento dell’antica Terra Sancti
Magni et Pedementis lungo un itinerario di storia, tradizioni, arte ed
enogastronomia.
Con la preziosa collaborazione dello storico della Pro Loco,
Antonio Roma, si farà saggiare il glorioso passato di San Mango visitando i
pochi resti della sua memoria storica, se si escludono l’Eremo di San Magno,
incastonato nella roccia soprastante l’omonimo monte e meta del pellegrinaggio
dei devoti del Santo Patrono di San Mango, e le tre chiese di Santa Maria a
Corte (di cui la prima notizia risale al 1288 e in cui, dopo i recenti
restauri, sono venuti alla luce testimonianze pittoriche di particolare interesse),
di San Matteo ad Offiano (le cui origini risalgono al 1051 e che mostra ancora
un bellissimo portale, in attesa di essere riaperto al culto), e San Nicola di
Piedimonte (meglio conosciuta come chiesa di Sant’Antonio, edificata nel 1138
dal monaco Madelmo, più volte ristrutturata e riaperta al culto dopo il sisma
del 1980, pur se priva dell’artistico altare in marmo opera del grande scultore
napoletano Matteo Bottiglieri, nativo della vicina Castiglione).
Il gruppo di
turisti del CTG, accompagnati anche da Annamaria Parlato, storica dell’arte e
giornalista enogastronomica, e da Rosa Genovese, tour operato del
Cowotur-Travel Agency, avranno modo anche di saggiare le prelibatezze
gastronomiche di San Mango Piemonte con
una colazione presso la pasticceria San Magno con specialità a base di mela
annurca ed una degustazione di piatti tipici aventi tra gli ingredienti anche
la mela, vanto del territorio, presso Tenuta D’Amore a cura dello staff del
Resort&Spa e dello chef Lorenzo Iaquinandi. La tappa di “Di Food in Tour.
Itinerari per i tutti
Gusti” a San Mango Piemonte si
concluderà nell’aula consiliare del palazzo comunale con un laboratorio
didattico di approfondimento sulla mela annurca e le sue proprietà benefiche
per la salute.
Centro Polivalente Monticelli, la Giunta Comunale avvia indagine esplorativa per affidarlo in gestione.
VERBALE DI DELIBERAZIONE DELLA GIUNTA COMUNALE
N. 05 DEL
17.01.2018
La Giunta Comunale di San Mango Piemonte
(Sindaco A. Rizzo, Assessori M.Vitolo e M.Pastore),
PREMESSO
-che in data 18/05/1993 tra il Comune di
San Mango Piemonte e la società Cooperativa Gardenia è stata stipulata “
Convenzione relativa all’assegnazione in proprietà di area destinata ad
edilizia residenziale ai sensi della legge n. 865/1971”, rogito Notaio Francesco
Gibboni da Battipaglia, Repertorio n° 13865, raccolta n° 2797, registrato a
Eboli il 28/05/1993 al n° 934, trascritto alla conservatoria RR.II. di Salerno
in data 16/06/1993 ai nn. 165558RG e 13679RP,
-che in data 31/01/2001 tra il Comune di
San Mango Piemonte e la società Cooperativa Gardenia è stata stipulata “
Convenzione relativa al programma costruttivo in località Monticelli atto
aggiuntivo alla Convenzione Rep. n.13865/1993” rogito Segretario comunale, Rep.
n° 1/2001, registrato a Salerno il 19/02/2001 al n° 1050 serie I,;
-che in data 27.11.2008, con atto rep.
n. 169/2008, registrato a Salerno il 3.12.2008 al n. 1303 serie I°, il Comune
di San Mango Piemonte ha acquisito dal legale rappresentate della “ Società
Cooperativa Gardenia a r.l. la proprietà delle aree e dell’immobile Centro
Sociale Polifunzionale;
RICHIAMATA
- la proprie deliberazione n. 7
dell’8.3.2013 avente ad oggetto: Gestione Centro Sociale olivalente.
Atto di Indirizzo;
-la propria deliberazione n. 52 del
10.12.2013 avente ad oggetto: Gestione Centro Sociale Polivalente. Determinazioni;
VISTA la nota prot. n. 87 del 9.1.2018
del Responsabile del Settore Tecnico;
CONSIDERATO
che è intenzione dell’amministrazione
procedere all’affidamento, a Associazioni di Volontariato e/o a soggetti del
Terzo Settore che non presentano organizzazione di impresa, il centro sociale polifunzionale
affinchè in esso vengano realizzate attività sociali, aggregative, culturali
educative e socio sanitarie e comunque di interesse pubblico in grado di
contribuire allo sviluppo del territorio;
RITENUTO
altresì necessario dare immediata
attuazione al presente provvedimento stante l’urgenza di
provvedere all’affidamento della gestione
del centro
VISTO il D.Lgs. 18/08/2000 n. 267.
ACQUISITI i pareri ai sensi dell'art. 49
del D.Lgs. 18/08/2000,
CON voti favorevoli unanimi e palesi:
D E L I B
E R A
La premessa costituisce parte integrante
e sostanziale del presente deliberato e si intende qui interamente riportata.
1) Di incaricare il responsabile del
Settore Tecnico di avviare un’indagine esplorativa tesa a verificare l’interesse
alla gestione di detto centro da parte di Associazioni di Volontariato e/o
degli operatori del terzo
settore ed acquisire proposte
progettuali riferite alle attività da realizzare.
2) Di dichiarare il presente atto,
immediatamente eseguibile, ai sensi e per gli effetti dell’art. 134, comma 4
del D.Lgs n. 267/2000.
Agricoltura, nasce la Consulta Agroalimentare della Valle del Sarno
Due proposte per
valorizzare la Dop San Marzano: Un catasto ad hoc e un database internazionale contro i fake .
Elaborare e presentare proposte
tecniche, scientifiche, normative ed economiche in grado di tutelare e
valorizzare il settore agricolo della Valle del Sarno, a cominciare dall’oro
rosso della Dop del pomodoro San Marzano. Questo il compito della neonata Consulta Agroalimentare promossa dalla
Cia – Agricoltori Italiani di Salerno cui hanno già aderito decine di imprese,
sindaci del territorio e rappresentanti della società civile, consapevoli del
valore non solo economico ma anche culturale che in questa area del salernitano
esercita il lavoro legato alla terra.
“La
DOP San Marzano – sottolinea Donato
Fasulo, numero uno di Cia Salerno – rappresenta
una eccellenza campana che contribuisce come poche altre al primato del made in
Italy sui mercati mondiali del food. Per il rispetto che sentiamo di dovere a
questo patrimonio, a un prodotto che si distingue per il suo legame con un
territorio che dispone di elementi naturali non riscontrabili altrove, siamo
chiamati a mettere in campo azioni sempre nuove di tutela e di promozione”.
Un catasto per la Dop e un database
internazionale per la tracciabilità
Un Catasto per la tutela dei territori
destinati alla produzione DOP, un Database internazionale per la tracciabilità
degli inscatolati e, subito, la creazione di un Organizzazione
Interprofessionale per mettere insieme tutti gli attori della filiera.
Immediatamente condivise dalla Consulta Agroalimentare della Valle del Sarno,
Cia Salerno ha avanzato una serie di proposte concrete per la valorizzazione
della produzione del San Marzano.
Per rafforzare la lotta ai prodotti
contraffatti e ingannevoli, Cia Salerno propone inoltre di istituire presso le
Camere di Commercio campane, presso la Camera di Commercio di Roma quale
Sezione decentrata di quella di Parigi, un registro pubblico della produzione
trasformata ottenuta e presente sul mercato internazionale in modo da offrire
alla grande distribuzione la possibilità di accedere immediatamente alla
tracciabilità dei prodotti e averne certezza di autenticità.
“Da
circa due mesi abbiamo avviato un fitto programma di incontri con il territorio
– afferma Donato Fasulo – e così abbiamo raccolto
dagli imprenditori che vivono sul territorio suggerimenti nati proprio
dall’esigenza di combattere l’erosione di un patrimonio non riproducibile e, in
questo modo, di aumentare produttività e valore aggiunto”.
Cia Salerno e Cia Campania si sono
attivate per sollecitare iniziative congiunte tra la Regione Campania e il
Ministero dell’Agricoltura di concerto con il Consorzio di Tutela del Pomodoro
San Marzano per rendere operative al più presto misure normatiche che vadano
nella direzione di un rafforzamento della vigente legislazione protezionistica
e sanzionatoria delle DOP.
Governance, puntare sulle Organizzazioni Interprofessionali
“I
margini di miglioramento della produzione sono altissimi” conclude Fasulo.
“Basti considerare che dei 16.000 ettari
riconosciuti come area di coltivazione del San Marzano solo 250 ettari sono
attualmente utilizzati per la produzione di San Marzano Dop per una produzione
di 100mila quintali di trasformato. Si può e si deve crescere. Bisogna puntare
sempre di più sulla qualità e per questo pensiamo sia necessario utilizzare il
Psr per concordare una strategia che punti ad aumentare produzione e valore
aggiunto del San Marzano Dop”.
“In
questo senso – conclude Alessandro
Mastrocinque, presidente di Cia Campania e vicepresidente nazionale di Cia –
Agricoltori Italiani – avanziamo
infine la richiesta di creare delle Organizzazioni Interprofessionali, oggetto
di recente del Tavolo interministeriale promosso dal Ministero dell’Agricoltura
come modello attraverso cui favorire la trasformazione dei Distretti in forme
di governance in grado di coinvolgere tutte le rappresentanze, sia della parte
agricola sia delle industrie trasformatrici. Per la CIA è indispensabile
rafforzare le OI per garantire una più equa distribuzione del valore aggiunto”.
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