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Marzullo rilancia il comparto moda della provincia di Salerno

Con un fatturato in crescita del 75% e l’obiettivo di decuplicarlo entro il 2021, il Gruppo Marzullo si propone di consolidarsi quale azienda leader nel settore moda della provincia di Salerno e fare da capofila per il rilancio del distretto produttivo locale.
“La provincia di Salerno ha una storia eccellente nel settore tessile-manifatturiero” dichiara Romino Marzullo fondatore e presidente del gruppo “ma negli ultimi due decenni tale storia è stata prevalentemente segnata da chiusure e fallimenti. In quanto imprenditori siamo stati poco capaci di fare sistema e probabilmente poco reattivi rispetto alle mutate situazione di mercato. Il settore si è trasformato fortemente sia a monte sia a valle e chi non ha compreso la portata di tali cambiamenti è stato travolto dai paradigmi imposti dai nuovi scenari”.
“Il gruppo che dirigo impiegava meno di dieci persone nel 2010, ad oggi siamo circa 50 e 15 nuove risorse entreranno entro fine anno. A livello di indotto generiamo oltre 200 posti di lavoro. In questi anni abbiamo dovuto ripensare il modello di business più volte per adattarci e spesso anticipare i cambiamenti del mercato ma oggi, con un volume di affari in crescita vertiginosa e nuove aperture programmate senza sosta da ora al 2020 mi sento di dire che la sfida è stata vinta”.
Marzullo nasce in quanto produttore di cravatte artigianali. Da quasi un secolo (l’azienda festeggerà i cento anni nel 2020 ndr) i Marzullo hanno prodotto e commercializzato manufatti tessili di altissima qualità: fiore all’occhiello della maison la famosa cravatta sette pieghe Marzullo, un capo interamente realizzato a mano che richiede quasi una giornata di lavoro di manodopera fortemente specializzata. Le collezioni Marzullo sono presenti in oltre 15 Paesi in ogni lato dell’emisfero con una distribuzione che include tutti i principali operatori della fashion industry. “La forza del nostro gruppo è stata la stessa di tutte le più grandi aziende Italiane: la famiglia. Con mia sorella Liliana ed i miei nipoti abbiamo ripreso l’eredità lasciata da mio Nonno nel 1992 dopo un lungo periodo di inattività e tutt’oggi la famiglia costituisce il nucleo ed il motore di questo progetto. Oggi stiamo valutando con serenità l’inserimento di manager di comprovata esperienza per affrontare il nuovo salto dimensionale che stiamo perseguendo per rendere Marzullo un gruppo capace di competere con i principali operatori di settore che oramai sono gruppi internazionali che si muovono con agilità su più mercati e gestiscono vari marchi. Noi abbiamo fatto lo stesso differenziando la nostra proposta in vari segmenti di mercato e con strategie differenti. Col marchio Marzullo serviamo un pubblico sofisticato internazionale che ricerca prodotti esclusivi senza compromessi con la qualità. Con Barbuti, il marchio introdotto nel 2012, proponiamo un’offerta completa per l’uomo moderno che si muove con dimestichezza in routine quotidiane sempre più frenetiche passando da incontri di lavoro a rendez-vous informali.
Il nostro gruppo è presente con propri punti vendita diretti nei principali centri nazionali e collabora con i primari operatori real estate del mondo. Entro il prossimo anno apriremo 15 nuove door in location di estremo prestigio cui se ne aggiungeranno 30 nel 2020. Contiamo di superare i 20 milioni di fatturato il prossimo anno e sfondare la barriera dei 50 entro il 2020 passando a 350 impiegati diretti e oltre 1000 di indotto. Con questi numeri intendiamo proporci come capofila per il rilancio dell’intero distretto provinciale: Salerno deve tornare protagonista nel settore tessile e vi sono numerose realtà che hanno superato la fase di crisi acuta e si stanno correttamente riposizionando nel nuovo contesto competitivo. La capacità di superare gli individualismi e ricreare sinergie locali ci permetterà di affrontare compatti le nuove sfide. Confido che le istituzioni locali e le associazioni di categoria operino come catalizzatori per la costituzione dei necessari tavoli di confronto”.

Il 76% degli studenti universitari italiani ha un contatto di fitto irregolare.

Nonostante le altissime percentuali di studenti fuori sede, in Italia solo il 24% degli universitari vanta un contratto regolare di affitto dell'immobile. Secondo l'indagine condotta dal Centro Studi e Ricerche Sociologiche "Antonella Di Benedetto" di KRLS Network of Business Ethics redatto per conto di Contribuenti.it - Associazione Contribuenti Italiani, presentata a Napoli all'inaugurazione dello Sportello del Contribuente Europeo, ben il 76% degli studenti universitari italiani, nel 2014, ha un contratto a nero o irregolare, + 5% rispetto al 2013.
L'indagine è stata condotta attraverso l'elaborazione di una serie di dati ministeriali, degli uffici tributi, delle banche centrali, degli istituti di statistica e delle Polizie tributarie. Le locazioni a nero degli immobili a studenti italiani è risultata circa il quintuplo di quelle della Fr ancia e della Germania. Nella speciale classifica dei fitti a nero, l'Italia è seguita dalla Grecia con il 67%, Romania con il 65%, Slovacchia con il 57%, Bulgaria con il 52% e Cipro con il 45%. In Italia, in testa nel 2014, tra le regioni, dove sono aumentati numericamente i contratti di fitto a nero, risulta la Lombardia, con +7,3%. Secondo e terzo posto spettano rispettivamente al Lazio con + 6,8% e la Veneto con + 6,7%. A seguire il Piemonte con +5,6%, la Liguria con +5,2%, l'Emilia Romagna con 4,7%, la Toscana con 4,6%, il Trentino con +3,5%, le Marche con +3,3%, la Puglia con +3,2%, la Sicilia con +2,8%, la Calabria con +2,6%, l'Umbria con +2,5% la Campania con +2,2 %, l'Abruzzo con + 1,6 e il Molise con +1,1%.
A livello territoriale l'evasione è diffusa soprattutto nel Nord Ovest (28,4% del totale nazionale), seguito dal Centro (27,1%) dal Nord Est (26,3%) e Sud (18,2%).
"Grandi e piccoli proprietari di case affittano solo a nero le case agli studenti universitari - d enuncia Vittorio Carlomagno presidente di Contribuenti.it Associazione Contribuenti Italiani - evadendo imposte dirette e indirette. Per debellare tale malcostume, basterebbe consentire alle famiglie di poter detrarre integralmente il canone di locazione dalla dichiarazione dei redditi".

Da una indagine di Contribuenti.it il corredo scolastico è di riciclo per 9 oggetti su 10.

Con il rientro a scuola che si avvicina è il momento di pensare al «corredo scolastico». Mamme e papà sono già alla ricerca di tutto l'occorrente necessari ai loro bambini: quaderni, penne, colori, astucci e zainetti. Secondo l'indagine del Centro Studi e Ricerche Sociologiche «Antonella Di Benedetto» di KRLS Network of Business Ethics redatto per Contribuenti.it - Associazione Contribuenti Italiani, l'88% di zaini, quaderni, penne, astucci e altri oggetti di uso comune usati nei precedenti anni verranno riciclati nel nuovo anno scolastico 2014-2015.
Lo studio di Contribuenti.it ha preso in considerazione 10 oggetti tra zaini, astucci, penne, colori, quaderni, dizionari, divisa, cestini per la merenda, stivali e giubbini da pioggia.

Dall'inchiesta dell'Associazione Contribuenti Italiani, su come si comporteranno i consumatori per l'acquisto del «corredo scolastico», è emerso che gli italiani tendono sempre più a riciclare beni, anche usati, passando dal 85% dello scorso anno all' 88% di quest'anno. In pratica 9 studenti su 10 riciclano tutto quello che possono. Un aumento pari al'3% annuo.

Ma per quale ragione quest'anno si riciclera' il «corredo scolastico»? Il 62% del campione lo fa per la crisi, il 25% perchè teme il redditometro fiscale ed il 13% perche lo fa abitualmente.

Insomma, gli studenti italiani anziché conservare i beni non utilizzati nello sgabuzzino o nella propria cameretta, quest'anno hanno ben pensato di riciclarli. In Italia, Napoli, Aosta, Pescara, Rimini, Roma, Firenze, Udine, Caserta, Milano, Prato e Campobasso sono le città dove si ricicla di più, con percentuali intorno al 93%, mentre Milano, Imperia, Torino, Genova, Bologna, Terni, Rieti, Salerno, Potenza e Benevento sono tra le città dove il riciclo si attesta vicino al 82%.

«Di fronte alla crisi economica - spiega Vittorio Carlomagno presidente di Contribuenti.it Associazione Contribuenti Italiani - gli studenti reagiscono sfoderando tutta la creatività italiana, la stessa che in altri momenti ha dato lustro al Made in Italy. A volte basta una piccola modifica per riciclare un prodotto usato - continua Carlomagno - Più volte è capitato di gettare via prodotti in ottimo stato solo per esigenze consumistiche».


Usura dilagante in tutta Italia, +203,5% nel 2014. In Campania è al 229,3%, secondo uno studio dell'Associazione Contribuenti.it

Allarme usura in tutta Italia. ''Nel 2014 dilaga l'usura in tutta Italia +203,5%, ed in particolare in Campania +229,3%, a seguito della gravesituazione di difficolta' economica in cui versano le famiglie e le piccole imprese. Il sovra indebitamento delle famiglie in Italia, a luglio 2014, e' cresciuto del 292,1%, rispetto allo stesso mese del 2013 e l'usura e' aumentata del 203,5%''.
Lo rilevano i dati del Centro Studi e Ricerche Sociologiche "Antonella Di Benedetto" di Krls Network of Business Ethics, elaborati per Contribuenti.it - Associazione Contribuenti Italiani.
''In Italia nel 2014 sono a rischio d'usura 3.860.000 famiglie e 3.420.000 piccoli imprenditori - afferma Vittorio Carlomagno presidente di Contribuenti.it Associazione Contribuenti Italiani - A luglio 2014 il debito medio delle famiglie italiane ha raggiunto la cifra di 52.400 euro, mentre quello dei piccoli imprenditori ha raggiunto il tetto dei 68.200 euro''.
''Al primo posto delle regioni esposte all'usura - dichiara Carlomagno - troviamo la Campania +229,3%, Puglia +215,2%, Calabria + 211,9%, Liguria +207,4%, Valle d'Aosta +200,4%, Toscana +198,8%, Sicilia +198,0%, Lombardia +194,6%, Piemonte +194,1%, Abruzzo +193,9%, Emilia Romagna +192,1%, Veneto +189,1%, Lazio +188,2%, Liguria +187,8%, Friuli V-Giulia +186,3%, Umbria +186,1%, Trentino-A.Adige +185,2%, Sardegna +184,4%, Basilicata +185,2%, Marche +184,8% e Molise +181,5%.
''L'aggressione al patrimonio familiare da parte del fisco, delle esattorie, dei compra oro e delle sale da bingo e giochi d'azzardo - continua Carlomagno - stanno trascinando migliaia di famiglie e piccole imprese nelle mani di spregiudicati usurai''.
Contribuenti.it chiede al governo la possibilità di sospendere la riscossione delle imposte nei confronti di tutti coloro che sono assistiti dalle benemerite Fondazioni Antiusura e, soprattutto, l'impegno di riformare il fisco, i giochi d'azzardo e i compra oro. per mettere al centro dell'azione del governo la trasparenza, equita' ed imparzialita', abbandonando per sempre la logica del profitto.

 

Allarme sicurezza scuola: 3 edifici su 4 non sono a norma.

Mettere subito in sicurezza il 72% delle scuole italiane. A chiederlo con vigore e' il presidente di Contribuenti.it - Associazione Contribuenti Italiani, Vittorio Carlomagno. Infatti, secondo l"indagine del Centro Studi e Ricerche Sociologiche "Antonella Di Benedetto" di Krls Network of Business Ethics elaborata per Contribuenti.it - Associazione Contribuenti Italiani, in Italia, nel 2014, solo il 28% delle scuole ha il certificato di agibilita' statica, igienico ambientale e protezione incendi, contro il 96% della Germania, il 93% della Francia, il 92% dell'Inghilterra, l'87% della Spagna, il 77% della Polonia, il 76% del Portogallo, il 68% della Romania, il 59% della Bulgaria e il 57% della Grecia che chiude la classifica. "Gli italiani vogliono sapere dove vanno a finire i soldi versati con le tasse. Serve maggiore trasparenza. - afferma Vit torio Carlomagno - Tre contribuenti su quattro chiedono di investire sulla sicurezza, sui giovani e sulla pubblica istruzione affinche' tutti gli edifici scolastici siano a norma ed antisismici''. Nel corso della manifestazione Fisco Tour 2014,  il presidente Carlomagno ha ricordato che in Italia, tre scuole su quattro non sono a norma. Appena il 28% degli edifici, infatti, ha il certificato di agibilita' statica, quello di agibilita' igienico sanitaria, nonche' il certificato prevenzione incendi. ''Basta con i proclami di tutti i giorni. Bisogna iniziare a risolvere i problemi degli italiani. Il governo in carica deve dimostrare di saper spendere i nostri soldi in opere utili, riconquistando la fiducia dei contribuenti italiani. I dati statistici - conclude Carlomagno - dicono che solo un cittadino su cinque capisce perche' paga le tasse. Solo con la tax compliance si puo' combattere l'evasione fiscale''.

Aumentano del 132% gli accertamenti con facebook nel 2014.

 "Il fisco sta incrementando l'uso di Facebook per controllare e monitorare i contribuenti italiani". La denuncia arriva da Vittorio Carlomagno Presidente di Contribuenti.it Associazione Contribuenti Italiani a seguito delle numerose segnalazioni pervenute nel corso del 2014 a Lo Sportello del Contribuente da parte di cittadini, informazioni che sono state raccolte ed elaborate dal Centro Studi e Ricerche Sociologiche di Krls Network of Business Ethics per conto di Contribuenti.it - Associazione Contribuenti Italiani.
Secondo la ricerca di Contribuenti.it,  l'Amministrazione finanziaria per controllare se le dichiarazioni dei redditi dei contribuenti italiani corrispondono al loro tenore di vita e per stanare eventuali trasgressori, ha incrementato del 132% nel 2014 l'uso delle informazioni raccolte attraverso Facebook, Twitte r e Linkelin.
Una foto di una vacanza in barca o in un albergo di lusso in un posto incantevole, messa su Facebook, può non solo ottenere l'effetto di far morir d'invidia gli amici, ma essere utilizzata anche dai funzionari dell'Agenzia delle Entrate o dai militari della Guardia di Finanza per elevare un accertamento induttivo utilizzando lo spesometro o il nuovo redditometro.
«Certo, avremmo preferito - afferma Vittorio Carlomagno - che l'amministrazione finanziaria utilizzasse Facebook, Twitter o Linkelin per instaurare un dialogo con i contribuenti, utilizzando strumenti d'avanguardia per rendere un degno servizio di assistenza al cittadino, migliorando la tax compliance, riservando per gli accertamenti, strumenti più efficaci quali l'analisi dei flussi finanziari».
Per tutti gli utenti di Facebook, Twitter o Linkelin che vogliono difendersi dalle intrusioni ed evitare un uso improprio delle informazioni, Lo Sportello del Contribuente ricorda che è possibile di innalzar e i livelli di privacy nella gestione dei profili personali degli utenti ed escludere la visualizzare di dati personali.
 

Secondo uno studio dell'Associazione Contribuenti.it su 10 giocatori d'azzardo 8 sono nullatenenti.

Il 55% dei giocatori è nullatenente mentre un ulteriore 29% dichiara al fisco di guadagnare meno di 10mila euro all'anno. In pratica l'84% dei giocatori sono poveri e molti di loro hanno la social card. Un dato che strida con le giocate effettuate ogni anno di migliaia di euro dai "poveri possidenti" confrontate con le dichiarazione dei redditi presentate.
A rivelarlo è la nuova indagine condotta dal Centro Studi e Ricerche Sociologiche "Antonella Di Benedetto" di Krls Network of Business Ethics per Contribuenti.it - Associazione Contribuenti Italiani.
"L'Italia ha il primato, in Europa, per la maggior cifra giocata al tavoli da gioco, una media quasi 2.430 euro a persona, che vengono sottratti all'economia reale, minorenni inclusi, il cui numero è passato in soli 3 anni da 86 0 mila unità a 4,2 milioni - afferma Vittorio Carlomagno presidente di Contribuenti.it Associazione Contribuenti Italiani. - L'erario si preoccupa più di fare cassa che combattere l'evasione fiscale accertando i giocatori nullatenenti".
I giocatori in Italia sono 33,2 milioni, di cui 8,4 milioni giocano con frequenza settimanale. Il giro di affari nel 2014 potrebbe superare i 115miliardi di euro all'anno, in forte crescita rispetto ai 100 miliardi di euro del 2013, ai 85 del 2012 e agli appena 16 del 2003.
Anche il coinvolgimento di giocatori di età inferiore ai diciotto anni ha subito nel 2014 un forte incremento pari al 12,1%, ed in soli 3 anni sono passati da 860 mila unità a 4,8 milioni: a questa fascia è attribuibile il 37% di tutte le giocate.
I giocatori più incalliti sono quelli residenti in Molise con il 57%, segue la Campania con il 51% e dalla Sicilia 50,7%. In ultimo posto troviamo quelli del Trentino Alto Adige con il 31,9%.
L'Associazione Contribuenti Italiani propone che vengano introdotte serie misure per combattere il gioco d'azzardo, l'evasione fiscale ed il riciclaggio come quella di vietare il gioco in tutti i luoghi pubblici e applicare il redditometro a tutti i giocatori, previa identificazione degli stessi tramite la tessera sanitaria, al fine di evitare non solo l'approccio dei minorenni al gioco, quanto il diffondersi del riciclaggio, l'usura e l'evasione fiscale.
Un'ulteriore proposta avanzata per combattere l'evasione fiscale e rilanciare l'economia del paese è quella di applicare sulle vincite derivanti dal gioco d'azzardo un'imposta unica sostitutiva (IUG) pari al 50% o quantomeno di tassarle in dichiarazione dei redditi con l'aliquota ordinaria come avviene per i redditi da lavoro dipendente.
"Lo scopo delle istituzioni è quello di combattere l'evasione fiscale, il riciclaggio e l'usura - afferma Vittorio Carlomagno, presidente dell'Associazione Contribuenti Italiani - non di certo quello d far cassa ad ogni costo chiudendo tutte e due gli occhi".
 

Una indagine commissionata da Contribuenti.it rivela che ad agosto diminuisce la fedeltà fiscale ed aumenta l'evasione.

Crolla ad agosto l'indice della Tax Compliance, che misura la fedeltà fiscale dei contribuenti, del 3,2% ed aumenta l'evasione fiscale del 1,6%. In Italia 4 italiani su 5 non capiscono perché si pagano le tasse.
E' questo il quadro che e' emerso dalla ricerca  effettuata dal Centro Studi e Ricerche Sociologiche di Krls Network of Business Ethics per Contribuenti.it - Associazione Contribuenti Italiani, che ha analizzando i dati sulla Tax Compliance rilevati da Lo Sportello del Contribuente nel periodo 1 agosto - 10 agosto 2014. In Italia, ad agosto, la fedelta' fiscale dei contribuenti e' scesa di 3,2 punti passando da 16,5% a 13,3% a causa dei pochi e scarsi servizi che gli italiani ricevono in cambio delle molte tasse che pagano.
Negli ultimi 5 anni l'imponibile evaso in Italia è cresciuto del 37,2% con punte record nel nord dove ha raggiunto l' 39,7%.
Ogni contribuente italiano versa mediamente al fisco 11.930 euro all'anno, fra tasse, imposte e tributi vari, la cifra piu' alta tra i paesi dell'area euro, ma riceve in cambio in servizi sociali meno della metà, 5.260 euro, il piu' basso tra i principali paesi europei.
Dalla ricerca di Contribuenti.it emerge che al primo posto tra i paesi che investono maggiormente nei servizi sociali troviamo la Francia, seguita dalla Germania, Svezia, Olanda, Inghilterra e Spagna con 8.120 euro.
L'indice della tax compliance e' l'indice di fiducia dei contribuenti italiani. Esso rappresenta il comportamento dei contribuenti nei confronti dell'amministrazione finanziaria. La sua rilevazione avviene attraverso l'analisi di un campione di circa 5.000 contribuenti ed e' costituito da due subindici, la stima dei contribuenti sulla situazione corrente (40%) e le previsioni per il futuro (60%)''. Il dato 'ha una forte influenza sulla politica monetaria e fiscale in quanto e' l'indice della Tax Compliance. Piu' il valore e' alto, piu' i contribuenti hanno conoscenza, informazione e certezza di poter contare sui propri diritti. Attraverso questa via c'e' da attendersi una diminuzione delle evasioni fiscali insieme ad un incremento delle soluzioni pacifiche delle controversie.
"L'evasione fiscale non si combatte né con Equitalia, né con gli spot televisivi, ma con i fatti - ha affermato Vittorio Carlomagno presidente di Contribuenti.it Associazione Contribuenti Italiani - In Italia manca la certezza del diritto. Basta guardare ai rimborsi fiscali o al pagamento dei debiti della pubblica amministrazione. Lo Stato deve tornare ad essere credibile mantenendo le promesse prese, migliorare la qualità dei servizi e sopratutto rendere trasparenti i conti pubblici facendo comprendere ai contribuenti come amministrano e spendono i propri soldi, così come fa un amministratore di condominio".
 

Equitalia: istanza di rateazione entro il 31 luglio

Equitalia ha chiarito che la richiesta di riammissione alla rateazione non deve essere accompagnata da alcuna ulteriore documentazione, nemmeno per debiti superiori a 50.000 €.
Entro il prossimo 31 luglio i contribuenti che entro il 22.06.2013 sono decaduti da vecchie rateizzazioni, in quanto non in regola con i pagamenti, potranno chiedere un nuovo piano rateale per un massimo di 72 rate.
In risposta ad alcune domande poste dalla stampa specializzata, Equitalia ha fornito ulteriori chiarimenti sulla riammissione alla rateazione, che si ritiene utile riepilogare in vista della scadenza del 31 luglio.

Istanza di rateazione
Il decreto Renzi ha previsto la possibilità, per i contribuenti decaduti dal piano di rateazione entro il 22.6.2013, di richiedere la "riammissione" alla rateazione presentando un'apposita istanza entro il 31 luglio 2014.
L'istanza va presentata utilizzando il nuovo modello reso disponibile da Equitalia sul proprio sito internet, e presso tutti gli uffici, tramite raccomandata A/R o a mano presso il competente Agente della riscossione, o quello specificato nell’atto inviato da Equitalia.
Equitalia ha chiarito che all'istanza non serve allegare alcuna documentazione comprovante la situazione di difficoltà economica (per esempio l'Isee o gli indicatori di bilancio), a prescindere dall'importo del debito. Quindi ciò vale non solo per i debito inferiori a 50.000 € ma anche per quelli superiori a tale importo. Il numero delle rate del nuovo piano sarà stabilito, infatti, sulla base delle condizioni economiche del contribuente vigenti al momento della prima rateazione.
Resta fermo che all'istanza va allegato copia di un valido documento di riconoscimento.

Piano di rateazione
Se l'istanza è regolare ed Equitalia accetta, il contribuente riceverà al proprio indirizzo il piano di rateazione e i bollettini di pagamento.
Il piano potrà essere concesso per un massimo di 72 rate, ma non sarà prorogabile. Pertanto, anche nel caso in cui sopravvengono circostanze di comprovata e grave difficoltà, legata alla congiuntura economica, ed estranea alla propria responsabilità, non sarà possibile accedere al piano di rateazione straordinario.
Bisognerà inoltre prestare molta attenzione al pagamento puntuale delle rate, in quanto si decade dal piano a seguito del mancato pagamento da parte del contribuente di 2 rate anche non consecutive (anziché 8 come accade per le dilazioni concesse dal 23 giugno 2013).

Vademecum sull'Ape (attestato di prestazione energetica) degli edifici

Immagine FiscoeTasseChe cos'è l'Ape e perché serve per la propria abitazione?
L'Ape (attestazione di prestazione energetica) contiene la «targa energetica» che sintetizza le caratteristiche energetiche dell'immobile. Per misurarle, il tecnico deve analizzare le caratteristiche termo igrometriche, i consumi, la produzione di acqua calda, il raffrescamento e il riscaldamento degli ambienti, il tipo di impianto, eventuali sistemi di produzione di energia rinnovabile. L'attestato deve contenere anche i dati catastali dell'immobile. Nel caso si debba vendere la propria abitazione o stipulare un nuovo contratto di locazione per tovare un inquilino, i relativi annunci commerciali tramite tutti i mezzi di comunicazione devono riportare l'Indice di prestazione energetica (Ipe) dell'involucro edilizio e globale dell'edificio o dell'unità immobiliare e la classe energetica corrispodente, contenute nell'attestato di prestazione energetica. Poi, durante le trattative di compravendita o di locazione, venditori e locatori devono rendere disponibile al potenziale acquirente o al nuovo conduttore l'attestato di prestazione energetica. In caso di vendita l'attestato dovrà essere consegnato all'acquirente, così come in caso di locazione al conduttore.
 
Quali obblighi ha chi vende o affitta per quanto riguarda l'Attestato di prestazione energetica?
Il decreto 63/2013, poi convertito dalla legge 90/2013, ha introdotto l'Ape (attestato di prestazione energetica) al posto del precedente Ace (attestato di certificazione energetica) e ha sanzionato di nullità, in caso di mancata allegazione dell'Ape, a far tempo dal 6 giugno 2013, tutti i contratti di compravendita immobiliare (e pure di ogni altro contratto traslativo di immobili a titolo oneroso: permuta, conferimento in società, transazione, rendita, eccetera); i contratti di donazione e ogni altro atto traslativo di immobili a titolo gratuito; i "nuovi" contratti di locazione (vale a dire non i contratti che siano una proroga di precedenti contratti).

Cosa si rischia in caso di mancata allegazione dell'Ape ai contratti?
L'obbligo di allegazione è stato introdotto pena la nullità dell'atto stesso. Si tratta di una nullità assoluta, che può essere fatta valere da chiunque e può essere rilevata d'ufficio dal giudice; l'azione per far dichiarare la nullità non è soggetta a prescrizione. In ballo, dunque, c'è il rischio di trovarsi in mano un contratto non effettivo, oltre al fatto che in caso di vendita il proprietario che viola l'obbligo di dotazione dell'attestato di prestazione energetica è punito con una sanzione amministrativa non inferiore a 3mila euro e non superiore a 18mila euro; in caso di nuovo contratto di locazione il proprietario che viola l'obbligo è invece punto con una sanzione amministrativa non inferiore a 300 euro e non superiore a 1.800. A questo si somma poi la necessità di indicare nella pubblicità di vendita o affitto l'indice di prestazione energetica: in caso di mancata indicazione nei cartelli sono previste sanzioni amministrative.

Che differenza c'è tra l'Ape e il vecchio Ace (attestato di certificazione energetica)?
Prima che il Dl 63/2013, convertito dalla legge 90/2013, scorso introducesse per la prima volta l'attestato di prestazione energetica (Ape), esistevano gli attestati di certificazione energetica (Ace), già obbligatori nei rogiti di compravendita. L'Ape sarà un documento più complesso dell'Ace, perché dovrà tenere conto di diversi parametri energetici dell'edificio rispetto all'attestato precedente, come ad esempio la climatizzazione invernale). Le procedure e metodologie di calcolo per la redazione dell'Ape non sono, però, ancora note: sarà compito del ministero dello Sviluppo Economico, con un futuro regolamento, definirle in modo uniforme su scala nazionale. Fino all'entrata in vigore di questo regolamento, i calcoli si continuano a effettuare in base a quanto previsto dal Dpr 59/2009 e relative norme Uni e Cti (le stesse con cui vengono redatti i "vecchi" Ace nelle Regioni che non hanno approvato leggi regionali ad hoc). Nemmeno importa, inoltre, che i nuovi certificati non siano denominati Ape, perché l'utilizzo dell'espressione Ace è una mera imperfezione formale, priva di conseguenze. Tanto che, inoltre, sono ancora utilizzabili, se non ne sono venuti meno i presupposti (ad esempio per lavori effettuati nell'edificio), gli Ace prodotti anteriormente al 6 giugno 2013. In tutte le Regioni (e Province autonome) invece "legiferanti", che cioè hanno definito procedure diverse per la redazione degli attestati, gli Ape/Ace si continuano a redigere secondo la normativa locale vigente al 6 giugno 2013. E in queste Regioni la normativa statale prevale su quella locale con riferimento alla nullità dei contratti per mancata allegazione dell'Ape/Ace. 

Sugli annunci commerciali di vendita o affitto è necessario riportare i consumi energetici?
Si, nel caso di offerta di vendita o di locazione, i relativi annunci tramite tutti i mezzi di comunicazione commerciali dovranno riportare l'indice di prestazione energetica dell'involucro edilizio e globale dell'edificio o dell'unità immobiliare e la classe energetica corrispondente. Tutte informazioni contenute nell'Attestato di prestazione energetica. In caso contrario, «il responsabile dell'annuncio» è punito con una sanzione amministrativa non inferiore a 500 euro e non superiore a 3mila euro.


I vari interventi normativi
Il D.L. n. 63/2013 (cosiddetto "Decreto energia"), convertito nella Legge n. 90/2013 in vigore dal 4 agosto 2013, apportando modifiche al D.Lgs. n. 192/2005 relativo al rendimento energetico nell'edilizia, ha sostituito l'Attestato di Certificazione Energetica degli edifici con l’Attestato di Prestazione Energetica (A.P.E.), che è "un documento, redatto .... e rilasciato da esperti qualificati e indipendenti che attesta la prestazione energetica di un edificio attraverso l'utilizzo di specifici descrittori e fornisce raccomandazioni per il miglioramento dell'efficienza energetica".
In base a quanto era stato previsto dal comma 3-bis dell'art. 6 del D. Lgs. n. 192/2005, introdotto proprio dalla Legge n. 90/2013, l'APE doveva essere allegato:
  • al contratto di compravendita;
  • agli atti di trasferimento di immobili a titolo gratuito (donazione);
  • ai nuovi contratti di locazione;
pena la nullità del contratto stesso. Pertanto, se l'APE non veniva allegato a tali contratti, i contratti erano considerati nulli, non validi.
Il D.L. n. 145 del 23.12.2013, anche denominato "Decreto destinazione Italia", entrato in vigore dal 24 dicembre 2013, ha sostituito i commi 3 e 3-bis dell'art. 6 del D. Lgs. n. 192/2005 con un unico nuovo comma 3, il quale ora prevede che:
  • non deve più essere allegata copia dell'APE al contratto di locazione di singole unità immobiliari; resta fermo, invece, l'obbligo di allegazione dell'APE ai contratti di trasferimento a titolo oneroso (compravendita);
  • resta fermo l'obbligo di inserimento:

    • nei contratti di compravendita;
    • negli altri atti di trasferimento di immobili a titolo oneroso;
    • nei nuovi contratti di locazione di edifici o di singole unità immobiliari;
di un'apposita clausola con la quale l'acquirente o il conduttore dichiarano di aver ricevuto le informazioni e la documentazione, comprensiva dell'APE, in merito alla prestazione energetica degli edifici; l'obbligo di inserimento di tale clausola non sussiste più, invece, per gli atti di trasferimento a titolo gratuito (donazioni);
  • in caso di omessa dichiarazione o allegazione (se dovuta), le parti sono soggette al pagamento, in solido e in parti uguali, di una sanzione amministrativa pecuniaria da € 3.000 a € 18.000; per i contratti di locazione di singole unità immobiliari, la sanzione va da € 1.000 a € 4.000, ridotta alla metà se la durata della locazione non supera i 3 anni.
A pochi giorni di distanza, è poi intervenuta la Legge di Stabilità 2014 (Legge n. 147 del 27.12.2013), la quale, senza tener conto del fatto che il suddetto comma 3-bis era appena stato abrogato dal D.L. n. 145/2013, ha apportato modifiche a tale comma rinviando l'operatività della norma sulla nullità del contratto in caso di mancata allegazione dell'APE alla data di entrata in vigore del Decreto di adeguamento delle Linee guida di certificazione energetica degli edifici.
A confondere ulteriormente la situazione, infine, è intervenuto il D.L. n. 151 del 30.12.2013, detto anche "Decreto Milleproroghe", il quale ha stabilito che, nelle operazioni immobiliari, l'attestato di prestazione energetica può essere acquisito anche successivamente agli atti di trasferimento e non si applica la disposizione di cui al comma 3-bis dell'art. 6 del D. Lgs. n. 192/2005 sulla nullità del contratto in caso di mancata allegazione dell'APE, norma che però, come detto, era stata già soppressa dal Decreto "Destinazione Italia".
Il punto sulla normativa
Sebbene la normativa sia abbastanza confusa al riguardo, occorre comunque considerare che la Legge di Stabilità 2014 è andata a modificare inutilmente un comma in realtà già soppresso. Pertanto, si può considerare valida l'interpretazione secondo la quale la nullità nel caso di mancata allegazione dell'APE al contratto sia stata cancellata del tutto.
In luogo di essa, si applicano le sanzioni previste dal Decreto "destinazione Italia".
Volendo fare schematicamente il punto sulla disciplina in base a tale orientamento, si avrebbe dunque la seguente casistica:
 
 
APE: LE REGOLE DAL 24.12.2013
Tipo di contratto
Obbligo di allegazione dell'Ape al contratto
Obbligo di dotazione dell'Ape
Obbligo di inserimento della clausola sulla ricevuta informazione e consegna della documentazione (incluso l'APE) sulla prestazione energetica
Atti di trasferimento a titolo oneroso
(es. compravendita)
SI'
(sanzione da € 3.000
a € 18.000)
SI'
(sanzione da € 3.000
a € 18.000)
SI'
(sanzione da € 3.000 a € 18.000)
Atti di trasferimento a titolo gratuito (donazione)
NO
SI'
(non sanzionato)
NO
Locazione di singola unità immobiliare
NO
SI'
(sanzione
da € 300 a € 1.800, come da art. 12, comma 9,
D.L. n. 63/2013)
SI'
(sanzione da € 1.000 a € 4.000;
se locazione di durata ≤ 3 anni, sanzione ridotta alla metà)
Locazione di
intero edificio
SI'
(sanzione
 da € 1.000 a € 4.000;
se locazione di durata ≤ 3 anni, sanzione ridotta alla metà)
SI'
(sanzione
da € 300 a € 1.800, come da art. 12, comma 9, D.L. n. 63/2013)
SI'
(sanzione da € 1.000 a € 4.000;
se locazione di durata ≤ 3 anni, sanzione ridotta alla metà)

IVA al 22% per l’acqua destinata al consumo umano in bottiglia

La Risoluzione n. 11 del 17 gennaio 2014 ha chiarito che “alle cessioni di acqua di sorgente o acqua da tavola, chimicamente simile all’ acqua potabile, ma commercializzata al pari delle acque minerali, torna applicabile l’aliquota ordinaria, attualmente del 22 per cento”.
Questa in sintesi, è la risposta ad un interpello posto da una società che parallelamente alla commercializzazione dell’acqua minerale in bottiglia, aveva avviato la vendita di acqua di sorgente destinata al consumo umano, contenuta in analoghi recipienti.
Giova ricordare che già a partire dal 1990 con la conversione del D.L. 261/90 nella Legge 331/1990 recante le: “Disposizioni fiscali urgenti in materia di finanza locale, di accertamenti in base ad elementi segnalati dall’anagrafe tributaria e disposizioni per il contenimento del disavanzo del bilancio dello Stato”, è stato stabilito che alle cessioni e alle importazioni di acque minerali si dovesse applicare l’aliquota IVA ordinaria.
Il testo di prassi recentemente divulgato, avvalendosi di un parere reso dall’Agenzia delle Dogane nel 2012, argomenta che l’acqua di sorgente, “dal punto di vista microbiologico, presenta caratteristiche di purezza molto simili a quelle delle acque minerali e per questo motivo non necessita di alcun trattamento”, tuttavia dal “punto di vista chimico l’acqua di sorgente segue pienamente la legislazione delle acque potabili (D.lgs. 31/2001) secondo la quale è tollerata la presenza di piccole contaminazioni di origine antropica (solventi clorurati, trieline, metalli pesanti come il cromo) assolutamente proibite in un’acqua minerale naturale e che, se presenti anche a livelli di limiti chimici delle acque potabili, farebbero revocare immediatamente lo status di acqua minerale”.
L’amministrazione in conformità alle disposizioni contenute nell’articolo 10 dello Statuto del contribuente che tutelano la buona fede del contribuente in presenza di norme di dubbia interpretazione, si impegna ad applicare l’esimente di cui all’articolo 6 del d.lgs. 18 dicembre 1997, n. 472, che prevede di non irrogare le sanzioni per il comportamento seguito fino ad ora, nell’applicazione dell’aliquota IVA del 10 per cento per la commercializzazione dell’acqua di sorgente.

Bollo auto, scade oggi il pagamento del bollo e del superbollo auto scaduto il 31.12.2013 - Il termine di prescrizione è di tre anni.

Scade oggi il termine per il versamento de bollo da parte dei possessori di auto e moto con tassa di proprietà scaduta il 31 dicembre 2013. L'obbligo di pagamento del bollo riguarda i veicoli con oltre 35 kw ed i ciclomotori dei residenti in Regioni che non hanno stabilito termini diversi. Il pagamento può essere effettuato alla Posta, all’Aci, in tabaccheria, anche online in alcuni casi (banche convenzionate o sito dell'ACI per le Regioni che hanno già stipulato determinati accordi al riguardo). Oggi scade anche il termine di pagamento dell’addizionale erariale alla tassa automobilistica, pari a 20 euro per ogni kilowatt di potenza del veicolo superiore a 185 Kw, ridotta dopo cinque, dieci e quindici anni dalla data di costruzione dei veicolo, rispettivamente, al 60%, al 30% e al 15%. Non è più dovuta quando il veicolo ha compiuto venti anni dalla data di costruzione.
 
Fonte: Agenzia delle Entrate

Termine di prescrizione bollo auto – l’accertamento del mancato pagamento bollo auto è possibile entro la fine del terzo anno successivo a quello in cui doveva essere effettuato il pagamento: considerando l’anno di competenza, la prescrizione è di quattro anni

In tema di bollo auto, “l’azione dell’Amministrazione finanziaria per il recupero delle tasse dovute dal 1° gennaio 1983 per effetto dell’iscrizione di veicoli o autoscafi nei pubblici registri e delle relative penalità si prescrive con il decorso del terzo anno successivo a quello in cui doveva essere effettuato il pagamento” (art.5 del D.l. 953/82, così come modificato dall’art.3 del D.l. 2/86 convertito nella legge 60/86).
Successivamente lo stesso articolo recita: “Nello stesso termine si prescrive il diritto del contribuente al rimborso delle tasse indebitamente corrisposte”.
In estrema sintesi quindi il diritto di recupero della tassa di possesso è di tre anni sia per l’attività di accertamento che per quella di riscossione.
La scadenza del termine prescrizionale viene confermata da una serie di altri pronunciamenti giurisprudenziali che si sono avuti riguardo la stessa materia. In particolare, anche se l’elenco è da considerarsi non esaustivo:
• Sentenza 3658 del 28 febbraio 1997 (dep.28 aprile 1997) Corte di Cassazione, Sez. I Civ.;
• Sentenza 44 del 27 marzo 2007 Commissione Tributaria Provinciale di Taranto
• Sentenza 137 del 20 ottobre 2005 Commissione Tributaria Regionale del Lazio

Come si ricorderà, la "tassa di circolazione", una volta divenuta "tassa di possesso", è diventata regionale dal 1993, per le sole Regioni a statuto ordinario, mentre per quelle a statuto speciale, è rimasta un tributo di tipo erariale.
Vanno in tale ottica attentamente considerati gli eventuali provvedimenti regionali di proroga o di condono che possono allungare il termine entro il quale è possibile esercitare il diritto di richiesta della tassa di possesso.
A tal proposito si rileva il principio secondo il quale il raggiungimento della prescrizione dopo tre anni vieta alle Regioni di prorogare il termine con proprie leggi, cosi come confermato anche dalla I Sezione civile della Corte di Cassazione (sentenza n. 3658/1997).
In tale ottica assume particolare rilevanza la Sentenza n. 311 del 2 ottobre 2003 (dep. il 15 ottobre 2003) della Corte Costituzionale la quale ha sancito che le Regioni non possono autonomamente e deliberatamente fissare proroghe ai termini di decadenza e prescrizione relativi alla riscossione del bollo. Il dispositivo emanato infatti, bocciando le leggi di proroga, dichiara che è costituzionalmente illegittimo l'art. 24, comma 2, della Legge Regione Campania 26 luglio 2002, n. 15, che ha stabilito la proroga al 31 dicembre 2003 del termine scadente il 31 dicembre 2002 per il recupero delle tasse automobilistiche spettanti alla Regione relativamente all'anno 1999.
La Corte infatti ha stabilito che "il legislatore statale, pur attribuendo alle Regioni ad autonomia ordinaria il gettito della tassa unitamente ad un limitato potere di variazione dell'importo originariamente stabilito, nonché l'attività amministrativa relativa alla riscossione ed al recupero della tassa stessa, non ha tuttavia fino ad ora sostanzialmente mutato gli altri elementi costitutivi della disciplina del tributo" che non può definirsi come tributo proprio della regione dal momento che la tassa è stata "attribuita" alle regioni, ma non "istituita" dalle stesse.

Atti interruttivi della prescrizione del bollo auto

Nel calcolare esattamente se il termine prescrizionale sia stato rispettato, per esempio in caso di notifica di avviso di accertamento o cartella esattoriale, devono essere considerate tutte le eventuali precedenti notifiche interruttive (notifiche di solleciti, avvisi, etc.) e altresì le eventuali proroghe che potrebbero essere state decise a livello nazionale (normalmente da leggi finanziarie o decreti fiscali).
L'ultima legge che ha previsto proroghe e' il decreto fiscale collegato alla finanziaria 2004 (art.37 legge 326/03) che ha disposto che tutte le prescrizioni (in materia di bollo) con scadenza tra il 25/11/03 e il 31/12/05 fossero prorogate a tale ultima data.
Occorre considerare che in tema di bollo auto,oltre all’avviso di accertamento, anche la cartella di pagamento deve essere notificata entro il decorso del terzo anno successivo a quello in cui doveva essere effettuato il pagamento.
Proprio in riferimento a quest’ultimo punto, occorre far presente che la notifica di un atto amministrativo (avviso di accertamento, cartella esattoriale o ingiunzione fiscale) seppur comporti l’interruzione dei termini di prescrizione – i quali comunque ricominciano dal giorno successivo – non ne determina la trasformazione nel più lungo termine decennale, come previsto dall’art.2953 cc.( si veda in tal senso la sentenza della Corte di Cassazione n.12263 del 25/05/2007).
Secondo la Suprema Corte, pertanto, la notifica di un avviso di liquidazione non fa altro che interrompere il precedente termine triennale, il quale ricomincerà nuovamente a decorrere dal giorno successivo (in pratica, dopo la notifica di un accertamento ricomincia un nuovo termine triennale).

Modalità di inoltro istanza di annullamento in autotutela

Se il contribuente ritiene quindi l’avviso bonario, l’avviso di accertamento o la cartella esattoriale infondata, poiché il diritto di richiesta da parte della Regione di competenza non è stato esercitato nei termini, può presentare direttamente alla propria Regione, tramite raccomandata A.R., istanza di annullamento dell’atto stesso.
In caso di ricezione di un avviso di accertamento, ove l’Amministrazione regionale contesta l’omesso, l'insufficiente o il ritardato pagamento della tassa automobilistica, o di un avviso bonario, ossia di un invito al pagamento che se accolto evita un futuro invio di un avviso di accertamento, si può presentare istanza di autotutela entro 30 giorni dalla notifica.
In caso invece di ricezione di cartella esattoriale la presentazione dell’istanza in via di “autotutela” non interrompe il termine (60 giorni dalla data di notifica) entro il quale ricorrere alla Commissione Tributaria.
In caso di mancato pagamento, entro 60 gg. dalla notifica della cartella, il concessionario avvierà la riscossione coattiva.

SCADE IL 31 GENNAIO IL TERMINE PER PAGARE IL CANONE RAI - CONTRIBUENTI.IT RILEVA CHE NEL 2013 SONO STATI EVASI 1,85 MILIARDI DI EURO.

Contribuenti.it - Associazione Contribuenti Italiani ricorda che l'abbonamento annuale alla televisione pubblica è una tassa e come tale deve essere pagata da tutti coloro che possiedono apparecchi atti o adattabili alla ricezione delle trasmissioni radio televisive. La tassa per il 2014 e' di 113,50 euro ed è rimasta invariata rispetto al 2013.. In caso di omesso pagamento è prevista una sanzione fino a 619 euro da parte delle Agenzia delle Entrate e la riscossione coattiva da parte di Equitalia.
Da un'analisi condotta dal Centro Studi e Ricerche Sociologiche "Antonella Di Benedetto" di Krls Network of Business Ethics per conto di Contribuenti.it Magazine dell'Associazione Contribuenti Italiani il canone Rai è la tassa più evasa dagli italiani con punte che hanno raggiunto, nel 2013, il 91,3% i n alcune regioni del Sud d'Italia. Un dato in forte ascesa che solo nel 2005 si attestava al 22% e nel corso degli anni è salito vertiginosamente fino a diventare un vero problema per le casse dell'azienda: alla fine del 2013, secondo i dati di Contribuenti.it, l'evasione delle famiglie è del 47%, mentre per le imprese si attesta al 96%.
In termini di imposta evasa, si stima che ogni anno le famiglie italiane "risparmino" qualcosa come 550 milioni di euro, mentre le imprese 1,3 miliardi di euro l'anno. Soldi con i quali la Rai potrebbe rimettere in sesto i propri conti.
"Il problema vero - afferma Vittorio Carlomagno presidente di Contribuenti.it Associazione Contribuenti Italiani - è che non tutti sanno che in Italia esistono due canoni: quello ordinario, dovuto dalle famiglie, e quello speciale, dovuto da imprese, lavoratori autonomi, enti pubblici, enti pubblici non economici ed enti privati. Se il canone ordinario è dovuto per il possesso di «apparecchi atti o adattabili a lla ricezione delle radioaudizioni» - continua Carlomagno - il canone speciale si paga anche per il possesso di computer, monitor e altri apparecchi multimediali (videofonino, videoregistratore, iPod, sistemi di videosorveglianza e via di questo passo) posseduti dalle imprese o enti pubblici o privati".
Tra i maggiori evasori del canone Rai figurano i residenti nelle province di Caserta, Imperia, Foggia e Bolzano, dove l'evasione sfiora il 91% delle famiglie.
All'opposto, le province più virtuose sono quelle di Aosta, Siena, Pescara e Campobasso dove l'evasione si attesta al 14%.
Ma l'evasione maggiore si riscontra nelle imprese.
Secondo i dati del 2013 di Contribuenti.it - Associazione Contribuenti Italiani, in Italia esistono circa 5 milioni di imprese di cui il 98% con almeno un computer collegato a internet, per cui almeno 4,5 milioni di imprese dovrebbero pagare il canone speciale.
Ma dai dati pubblicati dalla Rai, risulta che i canoni speciali riscossi ogni ann o sono meno di 180 mila, per cui almeno 4,4 milioni di imprese non pagano il canone con dato che raggiunge il 96% di evasione.
Stando all'analisi, la motivazione principale che ha portato a questa situazione riguarda in modo particolare come il canone viene percepito dalle famiglie e dalle imprese più come un abbonamento che come un tributo. A questo si aggiungono naturalmente le numerose contestazioni sulla qualità delle trasmissioni piuttosto che sull'obbligo di pagare per un servizio, a tutti gli effetti, non richiesto e in alcuni casi anche non utilizzato.

Contribuenti.it - Associazione Contribuenti Italiani

NEL 2013 AUMENTATO L'INTERNAZIONALIZZAZIONE DELLE IMPRESE CAMPANE +19,4%.

Secondo  CONTRIBUENTI.IT, grazie alla Dieta Mediterranea, cresce nel 2013 l'internazionalizzazione delle imprese agroalimentari ed enogastronomiche italiane, +9,4% in Nord America, +7,3% in UE, +5,1% in Cina e + 4,7% in Sud America.
In media, gli investimenti all'estero delle imprese operanti nel settore agroalimentare ed enogastronomico sono aumentati del +6,2 per cento nel 2013, con il Sud in crescita del +9,3%, il Centro del +8,4%, il Nord est con + 3,8% e il nord ovest con +2,9%.
La Campania batte tutti con +10,4% Sicilia batte tutti con +24,6%, seguita e Puglia con +12,9%. Bene anche il Lazio con +7,9%, l'Abruzzo con +7,1% ed il Molise con +6,6%.
Nello stesso periodo decresce l'internazionalizzazione di tutti i paesi concorrenti ad eccezione della Spagna con +3,3% per cento e Portogallo con +1,8%. Va male la Francia con il -2,1%, la Germania con il -1,9% e la Gran Br etagna con -1,2%.
E' questa la sintesi della nuova indagine condotta dal Centro Studi e Ricerche Sociologiche "Antonella Di Benedetto" di KRLS Network of Business Ethics per conto di Contribuenti.it Magazine dell'Associazione Contribuenti Italiani, presentata oggi a Sorrento nel corso del convegno "Yamabell 2.0 per il Sud".
Il progetto "Yamabell 2.0", promosso dall'Associazione Contribuenti Italiani, al quale hanno già aderito 150 aziende, si rivolge alle imprese che sono interessate a lavorare in rete avvalendosi dell'esperienza di Teams professionali di Business Conselors e Coaches Aziendali, con la mission di supportare, promuovere e sviluppare l'aggregazione di piccole e medie imprese, italiane ed europee, su programmi comuni, centrati sui mercati esteri.
Contribuenti.it per promuovere maggiormente tale iniziativa ha anche avviato la selezione giovani neolaureati, esperti di marketing, con il massimo dei voti che hanno la capacità di lavorare in team, l'autorevolezza, u na cultura internazionale ed una propensione spiccata al problem solving, che entreranno stabilmente nella squadra di Krls, prima con sei mesi di stage retribuito e poi con un contratto di assunzione a tempo indeterminato. Due posti in tutto. Così ambiti che si sono candidati oltre 1.200 giovani laureati, provenienti da 14 Paesi e dalle università più prestigiose del mondo.
Da Oxford al Mit di Boston. Da Stanford all'Università di Barcellona, di Parigi, Milano e Roma. Sono giovani statunitensi, brasiliani, italiani, cinesi, australiani, tedeschi e francesi. Il processo di selezione terminerà il 20 gennaio con colloqui durante i quali saranno esaminati non solo i titoli ma anche la capacità di esprimere competenze innovative, di affrontare i problemi, di saper fronteggiare le sfide internazionali richieste dal progetto "Yamabell 2.0", simbolo dell'eccellenza del made in Italy nel mondo.
"Cerchiamo giovani di grande talento per i quali immaginiamo percorsi di carriera" ;, afferma Vittorio Carlomagno, presidente di Contribuenti.it Associazione Contribuenti Italiani - "Vogliamo giovani bravi, intelligenti, usciti dalle università con il massimo dei voti ma anche capaci di lavorare in squadra: questo è fondamentale".
Contribuenti.it - Associazione Contribuenti Italiani
 

Campania ed incentivi per le microimprese

Prestiti a tasso zero favorire l'autoimprenditorialità. Scadenza richieste 16 Gennaio 2014

La Regione Campania, nell’ambito del PO FSE Campania 2007-2013, ha approvato interventi di microcredito volti a favorire l’accesso al credito delle microimprese, agevolare l’autoimprenditorialità e l’autoimpiego di soggetti svantaggiati, favorire lo spin off delle imprese.  Sono previste concessioni di prestiti fino a 25.000 euro a tasso zero. Possono candidarsi persone fisiche, in possesso dei seguenti requisiti:
- essere cittadini dei Paesi dell’Unione Europea o cittadini di altri paesi se in possesso di carta
di soggiorno o regolare permesso di soggiorno
- aver compiuto 18 anni di età, alla data di presentazione della proposta
- non aver riportato condanne con sentenza definitiva per reati di associazione di tipo mafioso, riciclaggio ed impiego di denaro, beni o altra utilità di provenienza illecita di cui agli articoli 416 bis, 648 bis e 648 ter del codice penale
- non trovarsi in alcuna delle cause di esclusione previste dall’art. 38 del D.Lgs. 163/2006 e s.m.i.(divieto a contrarre con la Pubblica Amministrazione).
In riferimento alle imprese, oltre al possesso dei requisiti di cui sopra in capo al titolare della ditta individuale e ai soci della costituenda/costituita società, le proposte potranno essere presentate da:
- microimprese costituende o costituite (anche mediante spin-off da imprese)
- imprese del terzo settore (associazioni e cooperative sociali), costituende o costituite.
Ogni beneficiario potrà avere accesso ad un solo intervento finanziario.
Le domande di accesso al Fondo MICROCREDITO FSE possono essere presentate a decorrere dalle ore 9.00 a.m. del 16 dicembre 2013 alle ore 12 a.m. del 16 gennaio 2014. Per maggiori informazioni:
 
 
Fonte: Fisco e Tasse

Decreto Valore Cultura: bando di concorso per 500 giovani

Il Ministero dei Beni Culturali ricerca giovani per digitalizzare il patrimonio e lancia il programma “500 giovani per la cultura”. Le candidature saranno accettate fino al 14 febbraio 2014.

Immagine FiscoeTasse
Il Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo ha pubblicato il bando di concorso per la selezione di 500 giovani laureati da formare nelle attività di catalogazione e digitalizzazione del patrimonio culturale italiano, come previsto dal c.d. decreto "Valore Cultura" (D.L. 91/2013, convertito dalla Legge 112/2013), recante disposizioni urgenti per la tutela, la valorizzazione e il rilancio dei beni e delle attività culturali e del turismo.
Al concorso potranno partecipare giovani che non abbiano compiuto 35 anni al 9 agosto 2013, data di entrata in vigore del decreto "Valore Cultura" e che si siano laureati, con una votazione minima indicata nel bando. I soggetti reclutati seguiranno un percorso di formazione della durata di un anno presso musei e istituzioni culturali varie, ricevendo in cambio una indennità annua di 5.000 euro lordi, per essere poi successivamente impiegati nelle attività di digitalizzazione dei beni e delle opere culturali .
La domanda di partecipazione deve essere compilata ed inviata in via telematica, a pena di esclusione, entro il 14 febbraio 2014 alle ore 14, utilizzando la specifica applicazione informatica disponibile sul sito internet del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, seguendo le relative istruzioni formulate dal sistema informatico.

Alla procedura selettiva possono partecipare giovani laureati che non abbiano compiuto 35 anni alla data di entrata in vigore del decreto legge 8 agosto 2013 n.91 e in possesso dei seguenti requisiti:
  • diploma di laurea nelle classi indicate nell’allegato 2, conseguito con votazione di 110/110, o corrispondente titolo di studio di I livello previsto dall’art.3 del regolamento adottato dal MIUR con decreto del 22 ottobre 2004 n.270 o diploma di archivistica, paleografia e diplomatica di cui al D.P.R. 1409/63, conseguito con votazione di 150/150;
  • certificazione internazionale delle competenze linguistiche di livello B2 di lingua inglese come previsto dal QCER;
  • possesso della cittadinanza italiana ovvero possesso della cittadinanza degli Stati membri dell’UE ovvero familiari di cittadini comunitari non aventi la cittadinanza di uno Stato membro che siano titolari del diritto di soggiorno o del diritto di soggiorno permanente o cittadini di Paesi terzi che siano titolari del permesso di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo o che siano titolari dello status di rifugiato ovvero dello status di protezione sussidiaria;
  • godimento dei diritti civili e politici;
  • assenza di condanne penali ancorché non passate in giudicato.
Ai partecipanti sarà corrisposta un’indennità al lordo di euro 5000 annui, comprensivi della quota relativa alla copertura assicurativa.
Al termine del programma formativo sarà rilasciato un attestato di partecipazione, valutabile ai fini di eventuali successive procedure selettive del Ministero dei beni e delle attività culturali e del Turismo e degli Istituti da esso vigilati.
La domanda di partecipazione può essere inviata dal 14 dicembre 2013 e fino alle ore 14 del 21 gennaio 2014.
 
Per maggiori informazioni, si veda: www.beniculturali.it

Secondo CONTRIBUENTI.IT è aumentato nel 2013 l'export di prodotti italiani, la sola Sicilia raggiunge un +24,6% di export.

Cresce nel 2013 l'export dei prodotti agroalimentari ed enogastronomici italiani verso la Cina con +17,7%, il Nord America con +15,6%, la Russia con + 5,5%, il Giappone con +5,4% e la UE con +4,3%.
In media, le esportazioni dei prodotti agroalimentari ed enogastronomici sono aumentate del +4,6 per cento nel 2013, con il Sud in crescita del +14,6%, il Centro del +7,2%, mentre dati negativi si registrano nel Nord est con -0,8% e nel nord ovest con -0,6%.
La Sicilia batte tutti con +24,6%, seguita dalla Campania con +19,4% e Puglia con +12,9%. Bene anche il Lazio con +7,9%, l'Abruzzo con +7,1% ed il Molise con +6,6%.
Nello stesso periodo decresce export di tutti i paesi concorrenti ad eccezione della Spagna con +2,6% per cento e Portogallo con +1,8%. Va male la Francia con il -4,4%, la Germania con il -3,1% e la Gran Bretagna con -2,2%.
E' questa la sintesi della nuova indagine condotta dal Centro Studi e Ricerche Sociologiche "Antonella Di Benedetto" di KRLS Network of Business Ethics per conto di Contribuenti.it Magazine dell'Associazione Contribuenti Italiani, presentata oggi a Capri nel corso del seminario "Il progetto Yamabell 2.0 per l'Export del Sud".
Il "progetto YAMABELL 2.0", promosso dall'Associazione Contribuenti Italiani, al quale hanno già aderito 130 aziende, si rivolge alle imprese che sono interessate a lavorare in rete avvalendosi dell'esperienza di Teams professionali di Business Conselors e Coaches Aziendali, con la mission di supportare, promuovere e sviluppare l'aggregazione di piccole e medie imprese, italiane ed europee, su programmi comuni, centrati sui mercati esteri.
"L'aggregazione, o rete d'imprese, - ha affermato Vittorio Carlomagno - può offrire una risposta ai limiti dimensionali delle nostre aziende, favorendone l'accesso all'estero e accrescendo o diversificando la gamma di prodo tti e servizi offerti"
"Contribuenti.it intende promuovere tali iniziative - ha concluso Vittorio Carlomagno - incentivando i processi di cambiamento delle aziende italiane, adeguandole agli standard internazionali (UE, Cina, Russia, Usa e Giappone), rendendo il sistema economico più competitivo".


Contribuenti.it - Associazione Contribuenti Italiani

Secondo CONTRIBUENTI.IT l'Italia è paradiso fiscale per i cinesi.

L'Italia è al primo posto in Europa per evasione fiscale da parte dei cinesi. Tra le maggiori imposte evase dalla comunità cinese figurano l'IRES, IRAP, IRPEF, l'IVA, oltre alle imposte locali.
L'evasione fiscale stimata nel 2012 ammonta a circa 42 miliardi di euro, + 7 miliardi di euro rispetto al 2011 con una crescita del 16% annua.
E' quanto emerge da una nuova indagine effettuata dal Centro Studi e Ricerche Sociologiche "ADB" di KRLS Network of Business Ethics per conto di "Contribuenti.it Magazine" dell'Associazione Contribuenti Italiani, condotta elaborando una serie di dati ministeriali, delle banche centrali, degli istituti di statistica, delle Polizie tributarie e de Lo Sportello del Contribuente.
A Prato, su un campione di 100 dichiarazioni dei redditi presentate da confezionisti cinesi per il 2012 è emerso che a fronte di circa 200m ila euro di imposte da pagare, l'Amministrazione finanziaria non ha riscosso nulla, mentre a Napoli, in un noto quartiere dove si combatte una faida di camorra, sono state rilevate ben 9.400 imprese, tra individuali e società di capitali, su un totale di 15.000 esistenti e la gran parte di queste sono riconducibili a imprenditori cinesi, che gestendole tramite prestanome, non pagano regolarmente le tasse.
In quasi tutte le ditte cinesi controllate nel primo semestre del 2013 sono state trovate irregolarità che hanno portato a sanzioni amministrative ed in mote di queste sono state riscontrate anche violazioni penali.
Le aziende cinesi operano in tutti i settori industriali, tra cui l'abbigliamento, la produzione di detersivi e giochi. Insomma, altro che tessile di Prato, meccanica fine di Vicenza e Treviso, mobile della Brianza.
'Le statistiche - spiega Vittorio Carlomagno, presidente dell'Associazione Contribuenti Italiani - poi, fanno il resto. Analizzando i dat i emerge che nei distretti dove la comunità cinese è maggiormente presente, e' stato rilevato un indice di evasione fino al 98%. Bisogna subito rafforzare i poteri di verifica e controllo fiscali conferendo poteri di Polizia tributaria ai Vigili urbani ed ai Carabinieri. Da sola la Guardia di Finanza, che da tempo opera con successo sul fronte dell'evasione fiscale, non può fronteggiare un'evasione così diffusa'.

Contribuenti.it - Associazione Contribuenti Italiani

CONTRIBUENTI.IT: CROLLA L'INDICE DELLA TAX COMPLIANCE -17,5% IN CINQUE ANNI.

Nei primi 11 mesi del 2013 l'evasione fiscale in Italia è cresciuta del 2,3%, confermandosi al primo posto in Europa. In termini di imposte sottratte all'erario siamo nell'ordine dei 203 miliardi di euro l'anno. E' quanto emerge da una nuova indagine effettuata dal Centro Studi e Ricerche Sociologiche "ADB" di KRLS Network of Business Ethics per conto di "Contribuenti.it Magazine" dell'Associazione Contribuenti Italiani, condotta elaborando una serie di dati ministeriali, delle banche centrali, degli istituti di statistica e delle Polizie tributarie dei singoli Stati europei.
In Italia, negli ultimi 5 anni, l'indice della "Tax compliance", che misura la fedeltà fiscale dei contribuenti, è sceso di 17,5 punti passando da 28,9% a 11,4%.
Nella speciale classifica degli evasori, l'Italia è seguita dalla Grecia, Romania, da Bul garia, Estonia e Slovacchia.
In Italia i principali evasori sono gli industriali (32,8%) seguiti da bancari e assicurativi (28,3%), commercianti (11,7%), artigiani (10,9%), professionisti (8,9%) e lavoratori dipendenti (7,4%).
A livello territoriale l'evasione è diffusa soprattutto nel Nord Ovest (29,4% del totale nazionale), seguito dal Nord Est (25,5%%). dal Centro (23,2 %) e Sud (21,9%).
Cinque sono le aree di evasione fiscale analizzate da Contribuenti.it: l'economia sommersa, l'economia criminale, l'evasione delle società di capitali, l'evasione delle big company e quella dei lavoratori autonomi e piccole imprese.
Inoltre, analizzando i bilanci dal 2008 al 2013 delle società di capitali, è emerso che su circa 850 mila società, la metà delle imprese presenta bilanci in rosso per più anni consecutivi (senza dunque pagare imposte), mentre il 15% delle grandi società di capitali dichiara redditi inferiori ai 10mila euro. Tra queste figurano anche società e ba nche quotate in borsa e alcune delle principali industrie italiane.
"Per combattere l'evasione fiscale bisogna ridurre le attuali aliquote fiscali di almeno 5 punti, migliorare la qualità dei servizi pubblici offerti eliminando gli sprechi di denaro pubblico e riformare il fisco sulla tax compliance - afferma Vittorio Carlomagno Presidente di Contribuenti.it Associazione Contribuenti Italiani - L'evasione fiscale è diventato lo sport più praticato dagli italiani".


CONTRIBUENTI.IT - ASSOCIAZIONE CONTRIBUENTI ITALIANI
 

Contribuenti.it Associazione Contribuenti Italiani e KRLS Network of Business Ethics hanno sottoscritto oggi un importante accordo a supporto delle piccole e medie imprese.

L'obiettivo e' quello di sviluppare e consolidare l'assistenza alle aziende Italiane nei loro processi di crescita di competitivita' e di internazionalizzazione, favorendone cosi' l'espansione commerciale e produttiva sui mercati oltre confine e la crescita dimensionale, in un processo di integrazione e coordinamento tra le esigenze aziendali e le competenze professionali offerte nei diversi Paesi.

''Con questo accordo - ha dichiarato Vittorio Carlomagno presidente di Contribuenti.it Associazione Contribuenti Italiani - intendiamo affiancare concretamente le imprese nei loro processi di internazionalizzazione. La rete estera di Krls Net work of Business Ethics e' ben radicata nel tessuto socioeconomico delle principali aree geografiche come quella europea, americana ed asiatica ed e' in grado di offrire un servizio di altissimo livello professionale alle aziende che oggi decidono di guardare anche oltre confine per crescere''.

"L'accordo sottoscritto oggi - ha concluso Carlomagno - si inserisce nell'ambito delle iniziative che Contribuenti.it sta portando avanti con Krls Network per il rafforzamento del sistema produttivo italiano. In quest'ottica, incrementare la presenza delle PMI sui mercati esteri e sostenere quelle gia' presenti e' ormai un obiettivo irrinunciabile per rilanciare la competitivita' del nostro territorio e l'accordo siglato oggi con Krls rappresenta un punto importante nell'erogazione di alta consulenza professionale ad hoc per favorire il rapporto delle nostre imprese con l'estero".