venerdì 19 maggio 2017

Sabato 20 maggio scuola viva al parco urbano dell'Irno.


Vigili del Fuoco, sede permanente a Giffoni Valle Piana



Dopo lunghi anni di continue richieste, finalmente la sede dei Vigili del Fuoco, ubicata in via Murate a Giffoni Valle Piana, è sede permanente.

Trattasi di un grande risultato per l'intero territorio dei comuni Picentini, garantendosi maggiormente la sicurezza dei cittadini grazie ad un incremento del numero dei caschi rossi (28 unità lavorative), nonché del numero delle ore di lavoro (h 24).

 La sede in cui è ubicato il distaccamento dei Vigili del Fuoco, è di proprietà del comune. Recentemente l’immobile, di circa 400 metri quadrati, è stato ampliato e  rimesso a nuovo per rendere maggiormente confortevoli gli ambienti.

“Dopo diversi sollecitazioni al Ministero dell’Interno e successivi incontri con i vertici provinciali del Corpo dei Vigili del Fuoco -dichiara il Sindaco Antonio Giuliano- ho ottenuto che il distaccamento di Giffoni fosse trasformato da distaccamento "misto" a "permanente".
Come abbiamo più volte evidenziato, nel nostro programma di Governo, una città sicura è una città dove la gente può vivere e stare bene”.

lunedì 15 maggio 2017

Castanicoltura, mappare subito le coltivazioni da frutto. Mastrocinque scrive ad Alfieri: Mettiamo a disposizione agronomi e droni.


Dopo il riconoscimento da parte della Regione Campania della castanicoltura da frutta distinta da bosco occorre fare in modo che imprese e coltivatori possano quanto prima accedere ai finanziamenti previsti dalla legge, a cominciare da tutte le tipologie di intervento previste dal Piano di Sviluppo Rurale. Per questo Cia Campania sollecita in una lettera inviata a Franco Alfieri, Delegato all’Agricoltura del Presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca, a mettere in campo nel più breve tempo possibile tutti gli interventi normativi necessari. “Vinta la battaglia storica della riclassificazione dei castagneti come alberi da frutto – scrive Alessandro Mastrocinque, presidente di Cia Campania e vicepresidente nazionale Ciaserve ora fornire agli agricoltori tutti gli strumenti per accedere ai benefici che ne conseguono”.

Grazie al suo impegno – continua Mastrocinque – è stato possibile ottenere un risultato storico per la castanicoltura campana. Per dare seguito e per permettere a tutti i castanicoltori di ottenere i benefici conseguenti dal riconoscimento di frutteto bisogna tuttavia subito mappare i castagneti da frutto. Insomma, bisogna perimetrare tutti i territori a castagneti da frutto”. A tal proposito Cia Campania fa presente alla Regione di mettere a disposizione in modo volontario la piena disponibilità di mezzi e tecnici agronomi. “Abbiamo al nostro interno – conclude Mastrocinque – staff che utilizzano droni e software per rilevare i territori, e tecnici adeguati in grado di sviluppare mappature con programmi avanzati. Cia Campania c’è”.

Il riconoscimento della castanicoltura da frutta
Con il collegato alla Legge di Stabilità 2017 il Consiglio regionale della Campania ha introdotto una norma che riclassifica la castanicoltura da frutto distinguendola dal bosco, semplificando così le disposizioni amministrative in materia. Almeno dal  2014 Cia Campania chiedeva a gran voce un cambiamento che portasse a una soluzione per la crisi del settore e il riconoscimento dei castagneti da frutto “in attualità di coltura” permette di assimilare i castagneti alle superfici agricole utilizzate (Sau), aree destinate a coltivazioni arboree permanenti per lo sviluppo rurale. Aspetto ancora più importante è che le imprese che manutengono i castagneti ottengono così la possibilità di accedere a tutte le tipologie di intervento previste dal Piano di Sviluppo Rurale della Campania.


sabato 13 maggio 2017

Scontro produttori-industria, è guerra del pomodoro. La Campania vale da sola la metà del fatturato nazionale.

Cia: Senza accordo produttori in ginocchio.  Si profila situazione esplosiva.
Addio pomodoro per la dieta italiana nel 2018. Scenario da incubo, eppure la crisi che in queste ore si sta consumando tra produttori e industriali è di quelle che sembrano lasciare il segno. I produttori di pomodoro sono infatti sul piede di guerra a causa del contratto che regola la commercializzazione. Sono molto distanti le parti, da un lato i produttori dall'altro l'industria, con una forbice di 30 euro per tonnellata tra domanda e offerta. Un abisso che se non verrà colmato scatenerà una deregulation nel comparto, con tutti i rischi connessi.
Lo denuncia Cia-Agricoltori Italiani dal Macfrut di Rimini, la principale fiera specializzata del settore. “Si

sta profilando una situazione esplosiva sui campiosserva Alessandro Mastrocinque, vicepresidente nazionale di Cia e presidente di Cia Campania. “Gli agricoltori si sono indebitati per impiantare le coltivazioni il che significa che senza la chiusura del contratto nessuno è in grado di garantire la copertura perlomeno dei costi di produzione. Siamo di fronte a uno scenario intollerabile, tanto più in Campania che ha il comparto più importante d’Italia e d’Europa”.
A circa due mesi dall’avvio della raccolta del pomodoro, con le piante già a dimora, tutte le aziende del centro sud del Paese non hanno alcun riferimento e si teme il caos nel comparto. Secondo quanto si apprende l’industria offrirebbe tra gli 82 e gli 87 euro per tonnellata, cifra irricevibile dai produttori che non possono scendere sotto i 95 euro per la varietà tonda (quella destinata alla passata) a 105 euro per quella lunga (idonea alla trasformazione in pelati). Lo strumento del contratto - evidenzia la Cia - è l’elemento di garanzia, che va anche oltre gli aspetti commerciali, infatti le regole sono propedeutiche anche per tracciare la qualità del prodotto e quindi, di quel pomodoro che finirà nelle scatole destinate alla vendita per i consumatori.
Il comparto in Campania: metà del fatturato nazionale (1,5 miliardi) e 12mila lavoratori stagionaliLa Campania costituisce il maggiore bacino di produzione di pomodoro trasformato, con oltre il 50% delle aziende industriali nazionali concentrate prevalentemente nelle province di Napoli e Salerno, dove sono presenti i principali gruppi del comparto non solo a livello nazionale ma anche comunitario.  l fatturato del settore in Campania vede 1,5 miliardi di euro su un fatturato nazionale di 3 miliardi - ed è da sempre leader nei derivati del pomodoro, primo fra tutti il pomodoro pelato vere eccellenza del Sud. Il comparto impiega circa 3.000 lavoratori fissi ed in un arco temporale molto limitato (60 giorni) circa 12.000 lavoratori stagionali ogni anno, cui va aggiunta la manodopera impegnata nell'indotto (officine meccaniche, imballaggi, distribuzione e logistica, case sementiere, vivai). Per il pomodoro da industria sul versante agricolo dati Istat 2016 in Campania ci sono oltre 4000 ettari seminati e una produzione oltre 2,5 milioni di tonnellate.
Lo scenario in nazionale
È in ballo la tenuta di un comparto che muove oltre 3 miliardi di fatturato annui, per una superficie coltivata che supera i 30 mila ettari. Aziende che generano 2,4 milioni di tonnellate di pomodoro, creando lavoro, tra fissi e stagionali, per circa 20 mila persone solo al Sud, dove si concentra più del 53 per cento della produzione totale.

venerdì 12 maggio 2017

L’abito fa…il colloquio. Dagli esperti di stile il decalogo con i consigli per farsi assumere.



In cerca di lavoro? Al bando vestiti attillati o sgualciti, tinte sgargianti, accessori non abbinati, barba e capelli trasandati. Esperti di stile e studi scientifici rivelano come l’outfit prescelto influenzi concretamente l’esito di un colloquio. Una teoria comprovata da un’indagine inglese secondo cui ben 4 recruiter su 10 (37%) scelgono i candidati basandosi sul dress code.

Si dice che “l’abito non fa il monaco” ma quando si tratta di affrontare un colloquio di lavoro l’outfit giusto può davvero fare la differenza. Soprattutto oggi che, con la crisi che ancora imperversa nel nostro Paese, la competizione per i posti di lavoro vacanti è più che mai serrata. E se è vero che il linguaggio verbale incide solo per il 10% nella comunicazione, come riportato in numerosi studi condotti da linguisti, è importante giocarsi tutte le carte nei primi secondi decisivi in cui il selezionatore inquadra il candidato ed effettua d’istinto già una prima selezione.
Il segreto? Indossare abiti in cui ci si senta a proprio agio ma che, al tempo stesso, rispettino il codice di abbigliamento di quella determinata azienda. Una teoria comprovata da un’indagine inglese, condotta dalla società  di recruiting TheLadders.co.uk, secondo cui ben 4 selezionatori su 10 (37%) scelgono i candidati basandosi sul dress code. A dimostrare invece che i vestiti hanno il potere di condizionare la percezione di sé, secondo un meccanismo che si chiama enclothed cognition, ci hanno pensato due studiosi della Northwestern University, pensiero ripreso anche sulle pagine del The New York Times.

È quanto emerge da uno studio condotto da Espresso Communication, per Bigi Cravatte Milano, attraverso il monitoraggio di oltre 70 testate internazionali e il coinvolgimento di fashion blogger ed esperti di stile.
 “Quando ci si presenta ad un colloquio di lavoro – spiega Stefano Bigi, amministratore unico di Bigi Cravatte Milano - è fondamentale dare una buona impressione di sé al primo sguardo indossando vestiti appropriati e mostrando un aspetto curato. Se la vastità del guardaroba femminile permette di creare infinite combinazioni, per gli uomini presentarsi al colloquio in giacca e cravatta si rivela spesso la scelta giusta, anche se non sempre è necessario. Tuttavia, qualora l’ambiente di lavoro o la posizione lo richieda, è fondamentale indossare una cravatta coerente con il proprio outfit e, soprattutto, di qualità. Infatti se si decide di optare per la cravatta è importante che venga portata bene quindi sono vietati i nodi allentanti o troppo importanti e i tessuti stropicciati o macchiati.”
E proprio l’attenzione al dettaglio è diventata infatti un fattore essenziale nel mondo del lavoro perché è nei particolari di ogni candidato che si celano gli indizi relativi all’ordine, all’accuratezza e all’affidabilità che ricercano i selezionatori.

Importante è quindi informarsi adeguatamente sull’azienda presso la quale si intende svolgere il colloquio, individuando l’equilibrio giusto tra il look richiesto dall’ambiente di lavoro e il rispetto della propria personalità. Infatti essere a proprio agio negli abiti indossati è fondamentale per la buona riuscita di un colloquio. Lo assicurano due studiosi americani, Hajo Adam e Adam D. Galinsky della Kellogg School of Management presso la Northwestern University nell’Illinois, i quali hanno dimostrato che ciò che si indossa è in grado di influenzare il modo in cui una persona percepisce se stessa e, di conseguenza, come si pone davanti agli altri. Lo studio, pubblicato anche sulle pagine del The New York Times, dimostra che i vestiti hanno il potere di condizionare i pensieri, secondo un meccanismo che si chiama enclothed cognition. Per dimostrarlo, i ricercatori hanno eseguito un esperimento, pubblicato su The Journal of Experimental Social Psychology, coinvolgendo una settantina di studenti ai quali è stato chiesto di svolgere dei test di attenzione selettiva indossando differenti tipologie di abiti da lavoro. Il risultato è che chi indossava un camice bianco da laboratorio durante la prova ha commesso la metà degli errori rispetto alla media degli altri a dimostrazione che più dell’abito in sé, conta il suo valore simbolico.
Abiti e accessori possono essere quindi considerati un’estensione della propria personalità, capaci di rispecchiare l'idea che ognuno ha di sé ed influenzare l’autostima, l’umore e, di conseguenza, anche il comportamento. Come scegliere quindi l’outfit adatto all’ambiente di lavoro evitando di trasmettere disagio e incoerenza?
“Innanzitutto il colore è una componente estremamente importante per la scelta di abiti e accessori – prosegue Stefano Bigi –. Nell’abbigliamento maschile il grigio e il blu sono un passepartout in queste situazioni ma per chi vuole dare un tocco di personalità al look mantenendo un registro formale è possibile abbinare accessori nelle diverse tonalità del blu, o nei colori bordò, marrone e verde. Per quanto riguarda materiali e fantasie, si può optare per una cravatta tinta unita o con piccoli disegni, prediligendo i classici colori scuri, per la candidatura a ricoprire una posizione di lavoro d’ufficio in un ambiente elegante e formale. Spazio a cravatte sfoderata con orlo a mano, dallo stile più casual, o alla classica riga, in seta/lino per la stagione estiva, per ambienti più informali. Infine, per presentarsi ad un colloquio di lavoro per una posizione che implichi creatività e personalità suggerisco una cravatta più stretta. Il consiglio è sempre quello di non eccedere indossando colori sgargianti o accessori troppo stravaganti”.

Marie-Loù Pesce, blogger di Fashion in the Moonlight, suggerisce invece qualche proposta di outfit femminile per non essere colti impreparati durante una job interview: “Per candidature nel settore finanziario, bancario, giuridico, o per qualsiasi altro lavoro d’ufficio, la scelta ideale è mantenere un look classico ed elegante. Niente gonne vaporose o pantaloni eccentrici ma soprattutto niente scollature profonde.
Per posizioni lavorative più informali propongo di abbinare i pantaloni ad una giacca particolare o di indossare una shirtdress, completando il look con accessori divertenti.
Infine, se la candidatura è per un posto da creativo sarà possibile prendersi un po' più di libertà con il codice di abbigliamento. Per un outfit particolare e ricercato suggerisco di dare un tocco di personalità al look con un bel fiocco al collo, un maglione stampato o dei pantaloni stravaganti.”

Tendenze confermate anche da uno studio realizzato dall’azienda di recruiting TheLadders.co.uk e pubblicato sul sito dell’Università britannica del Kent, dal quale è emerso che il 37% dei responsabili HR intervistati hanno ammesso di aver assunto candidati basandosi sul loro outfit. In particolare il 36% ha ritenuto che l’abbinamento di colori e stili fosse un importante indicatore della personalità del candidato, mentre il 75% ha valutato la coerenza degli abiti alla circostanza. Il 33%, infine, ha ritenuto importante la corrispondenza dello stile dell’aspirante alle politiche aziendali.
E i colori? L'arancione è considerato il colore peggiore da indossare per un colloquio di lavoro (95%), seguito dal rosso 84% e dal rosa 83%. Imperdonabili infine gli abiti stropicciati e macchiati per 59% dei dirigenti.
Per gli uomini sì a calzini neri 77%, scarpe in pelle nera 56%, abito su misura navy 51%, giacca e cravatta (50%), camicia a maniche lunghe bianca o blu 48% e gemelli 37%; no a chinos 50%, polo 66%, jeans 82%, t-shirt 88% e giacche di pelle 70%.
Per le donne invece sì a collant 94%, tacchi alti 69%, gonna o abito nero a metà lunghezza 64%, perle 56%, camicia a maniche lunghe o camicetta 42%; no a gioielli pendenti 99%, spalline 97%, scollature profonde 95%, gambe nude 94%, scarpe sportive 91% e gonna corta 60%.

Tra le violazioni più comuni al dress code aziendale, rilevate dalla società americana di consulenza aziendale OfficeTeam intervistando un panel di responsabili HR, sul podio ritroviamo un abbigliamento eccessivamente casual (47%), seguito da troppa pelle in mostra (32%).

ECCO INFINE IL DECALOGO CON I CONSIGLI DEGLI ESPERTI DI STILE PER FARE CENTRO AL COLLOQUIO:
Assicurarsi che i vestiti siano puliti e stirati.
Evitare abiti visibilmente troppo stretti, che non si adattano al proprio fisico.
Evitare i colori troppo sgargianti.
Evitare accessori e gioielli troppo vistosi, oppure profumi e dopobarba troppo persistenti.
Indossare scarpe pulite e non usurate. Gli uomini sono invitati ad evitare sneakers e optare per un paio di stringate classiche. Mentre alle donne si consiglia di non indossare tacchi eccessivamente alti e sandali.
Assicurarsi di indossare una cintura coerente con l’outfit e possibilmente abbinata al colore delle scarpe.
Presentarsi con capelli e barba in ordine.
Assicurarsi di avere le mani curate tenendo presente che sono la parte del corpo maggiormente esposta durante il colloquio.
Considerare che non esistono colloqui informali. Nel dubbio meglio “eccedere con le formalità”.
Ed infine è fondamentale essere se stessi.




A Salerno la struttura di "Casa Corepla" apre le porte alla scoperta delle buone abitudini di consumo responsabile.

Venerdì 12 maggio Antonello Ciotti, presidente del consorzio COREPLA, Fulvio Bonavitacola, vicepresidente della Giunta Regionale della Campania e Vincenzo Napoli, sindaco di Salerno hanno fatto visita a “Casa COREPLA”, la struttura allestita presso il centro commerciale “Le Cotoniere” per educare e informare alla corretta raccolta differenziata degli imballaggi in plastica.
Si è svolto all’interno del centro commerciale “Le Cotoniere” di Salerno l’evento dedicato a “Casa COREPLA”, la struttura itinerante aperta dal 2 maggio alle scuole del territorio e a tutti i cittadini che vorranno visitarla sino a domenica 14.  
L’iniziativa promossa da COREPLA, Consorzio Nazionale per la raccolta, il riciclaggio e il recupero degli imballaggi in plastica, con il patrocinio della Regione Campania e del Comune di Salerno e in collaborazione con Salerno Pulita S.p.A., è una nuova e più ricca esperienza didattica finalizzata alla divulgazione del ciclo completo dell'imballaggio in plastica: dalla prevenzione alla raccolta differenziata, dalla selezione al riciclo, per finire con gli oggetti che si producono con la plastica riciclata.
“Casa COREPLA” riproduce l'interno di un vero e proprio appartamento, luogo familiare per eccellenza in cui si compiono le fondamentali azioni che danno il via alla raccolta degli imballaggi in plastica: il loro riconoscimento, la successiva separazione e il conferimento al servizio di raccolta differenziata. Per questo motivo ogni locale è teatro di una fase: la cucina è dedicata all'apprendimento e al riconoscimento di ogni singolo oggetto per il suo corretto conferimento nella raccolta differenziata; il salotto permette un focus sulla funzione odierna dell'imballaggio e la consapevolezza di quanto ha profondamente cambiato i consumi; la stanza dei giochi mostra infine cosa diventa l'imballaggio una volta riciclato.
In ognuno di questi ambienti il visitatore è coinvolto in attività ludico-didattiche, inclusa un'esperienza innovativa di realtà aumentata, che potrà poi essere replicata a casa o a scuola. A 5 anni dalla prima installazione, le stanze di “Casa COREPLA” hanno accolto più di 15.000 studenti, oltre alle decine di migliaia di frequentatori dei centri commerciali.
COREPLA con questa iniziativa intende affiancarsi al Comune di Salerno per incrementare ulteriormente i risultati della raccolta differenziata.
«Casa COREPLA, la struttura itinerante dedicata ai bambini e agli adulti che narra il riciclo della plastica attraverso un percorso didattico – formativo, ha scelto Salerno per il suo tour 2017. Una scelta non casuale – sottolinea Antonello Ciotti, presidente di COREPLA -. Vuole essere infatti un riconoscimento nei confronti dei cittadini, dell’amministrazione comunale e dell’azienda di servizi per l’impegno dimostrato nella raccolta degli imballaggi in plastica. La città di Salerno è stata tra le prime grandi città della Campania a raggiungere ottime performance anche in tragici anni di emergenze, contribuendo a risollevare i dati di raccolta di tutta la regione. Aggiungo che la regione Campania oggi registra un dato di raccolta procapite di imballaggi in plastica pari a 17,7 Kg per abitante, posizionandosi al primo posto tra le regioni del Sud Italia e allineandosi con quelle più performanti del Nord» - conclude Antonello Ciotti.
«Siamo molto felici – spiega Vincenzo Napoli, sindaco di Salerno – che COREPLA abbia scelto la nostra città come tappa del suo tour 2017. Questo dimostra quanto la nostra realtà sia attenta e sensibile a queste tematiche. Noi non abbassiamo mai la guardia e manteniamo alta l’attenzione.  La nostra amministrazione comunale ha avviato, le scorse settimane, una campagna per informare e sensibilizzare tutti sulla corretta raccolta differenziata. È necessario mantenere alto il livello di civiltà e senso civico che ci ha sempre contraddistinto».

Dall’osservatorio di eBay.it: le regioni del Sud registrano la crescita maggiore degli acquisti online di accessori e ricambi per la moto.



Cresce la compravendita online del reparto Moto accessori/Ricambi: ogni 27 secondi su eBay.it viene effettuato un acquisto.  
Tra gli oggetti che hanno visto l’aumento della richiesta rispetto all’anno passato spiccano: i sistemi di iniezione e valvole di aspirazione (+40%) pneumatici (+31%), manubri e sistemi di trasmissione (+29%).
Le regioni del Sud guidano la crescita degli acquisti nella maggior parte delle categorie: Molise, Puglia, Basilicata per luci e frecce; Calabria, Puglia  e Sicilia per freni; Sicilia, Sardegna e Molise per pneumatici.
 I veri centauri ormai sono quelli 2.0: solo online infatti i più appassionati riescono a trovare ogni tipologia di ricambio per moto e gli accessori di cui hanno bisogno per percorrere le strade di tutto il mondo. E il vantaggio più grande è che possono farlo quando vogliono, riuscendo anche a risparmiare. eBay.it infatti registra un acquisto di accessori o ricambi per moto ogni 27 secondi tra gli oltre 16 milioni di articoli disponibili** in ogni momento.
Comprare ciò che si vuole in qualsiasi momento è sicuramente un plus che ha convertito molti amanti della moto a comprare i propri accessori e ricambi online. Tra gli oggetti che hanno visto l’aumento della richiesta in tutta Italia rispetto all’anno passato spiccano: i sistemi di iniezione e valvole di aspirazione (+40%) pneumatici (+31%), manubri e sistemi di trasmissione (+29%).
Ma anche la sicurezza è importante, e gli italiani lo sanno: nel 2016 sono stati  comprati oltre 100.000 caschi.
Dall’osservatorio di eBay.it emergono inoltre le peculiarità regionali: le regioni del sud come Molise, Puglia e Basilicata guidano la crescita a doppia cifra degli acquisti di luci e frecce per moto. Risultano essere invece Calabria, Umbria, Puglia e Sicilia quelle in cui spopolano i freni, con Calabria in vetta con il +39%.
Per quanto riguarda coloro che vogliono “vederci sempre chiaro”, sono i centauri di Molise, Basilicata, Calabria che hanno aumentato l’acquisto degli specchietti retrovisori, superando la soglia del +25%.   Le persone che invece fanno affidamento ad eBay per comprare gli pneumatici per il proprio bolide, ai primi tre posti troviamo Sicilia, Sardegna e il Molise.
Pezzi di ricambio ma non solo, anche l’occhio vuole la sua parte. Lo sanno bene i campani, primi nell’acquisto di decorazioni e adesivi per moto, con un incremento annuo del 27%, seguiti da siciliani e molisani con un incremento negli acquisti in questa categoria del 24%.